Per Giovannino Guareschi era l’unico fiume rispettabile d’Italia, ma il Po oggi è un grande malato. I record negativi del 2022 sono stati polverizzati e la situazione è ben oltre la preoccupazione in quel Mondo Piccolo che comincia ad avere troppa sete. A Cremona, sotto il ponte di Ferro che collega la Lombardia al piacentino, il grande Fiume non è mai stato così basso: giovedì sera i rilevatori della centrale dell’Aipo, agenzia interregionale per il Po, hanno dato un verdetto che nessuno avrebbe voluto leggere. L’acqua è scesa a meno 8,59 metri rispetto allo zero idrometrico, un abisso di siccità già sfiorato ad inizio settimana, sia lunedì, sia mercoledì scorso, e destinato a non risolversi a breve. Una secca storica che preoccupa e trafigge la nostra penisola da ovest ad est interessando tutto il mondo «liquido» del Belpaese.
Mentre il Piemonte avvia la vendemmia in anticipo, per non vedersi bruciati grappoli ed acini, la Lombardia teme di perdere il suo riso: la quarta ondata di calore in corso e le riserve idriche dimezzate mettono a rischio il raccolto. «In questi giorni spiega Coldiretti - il riso forma le spighe con i chicchi. Se l’acqua manca le piantine non si sviluppano». Nei primi sette mesi del 2026 sono dati Arpa Lombardia - le precipitazioni sono state il 38% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. A mancare all’appello sono oltre 800 milioni di metri cubi di riserva idrica rispetto alla media del periodo, pari al 50,8% in meno. Basta affacciarsi non solo sul Po, ma anche sui laghi: glaciali, non ricevono abbastanza linfa dai monti. Si salva solo il Garda che resta 73 cm sopra il livello dello zero idrometrico. Il lago Maggiore e il Lario conservano ormai soltanto il 6% del volume di invaso disponibile, il lago d’Iseo è sceso al 10%.
E così mentre le città si apprestano al week end più rovente dell’estate salvo nuovo futuro record, stavolta la colonnina si impennerà fino a 41°C con 23 capoluoghi da bollino rosso, a partire da Bolzano e Catanzaro, da Torino a Cagliari, in campagna il rischio incendi è altissimo nell’entroterra sardo e sul Gargano le zone più colpite - e in montagna «si chiudono» per caldo anche le terre alte. Succede a Cervinia, ai 3800 metri del Plateau Rosà, classica sede di sci estivo ed allenamenti dei campioni. Nei giorni scorsi, vista Cervino, si è «scaldata» anche Federica Brignone dopo il doppio oro olimpico e la pausa di convalescenza, ma il ghiacciaio, senza rigelo notturno e con temperature costanti sopra lo zero termico, non è solo in pessime condizioni: comincia ad esser anche meno sicuro. Da oggi impianti chiusi per lo sci, aperti solo per i pedoni o escursionisti che vogliano «volare» fra i giganti della conca del Breuil fino a Zermatt, proprio mentre partono i lavori per i nuovi impianti che collegheranno anche il lato italiano con l’avveniristica funivia dell’Alpine Crossing. Sugli altri Quattromila delle Alpi, le Guide alpine raccomandano prudenza ed alcuni degli itinerari «classici», come quello dei Tre Monti sul monte Bianco e le salite sul Rosa e sul Cervino stesso, restano osservati speciali: qui oltre alla poca neve che lascia posto a ghiaccio vivo e crepacci, a preoccupare è la caduta massi.
