Ci sarebbe anche il noto alpinista Nirmal Purja, noto anche come «Nims Dai», tra le dieci persone disperse da due giorni sul Broad Peak, in Pakistan, travolte da una valanga. Cittadino britannico nato in Nepal, nel 2019 ha scalato le 14 vette più alte del mondo in 189 giorni, detenendo il record per la scalata più veloce fino a quando una donna norvegese e la sua guida sherpa nepalese non hanno stabilito un nuovo record nel 2023. Le scalate di Purja, la sua vita sempre al limite, è diventata anche documentario su Netflix, «14 Peaks: Nothing is Impossible». Quattordici vette: scalate ai limiti dell’impossibile. Voleva salire il Broad Peak e poi il Cho Oyu per completare l’incredibile (fino a pochissimi anni fa) tripla collezione dei 14 Ottomila e quella doppia senza uso di ossigeno supplementare. Era sul Broad Peak, alto 8.047 metri, nella catena del Karakorum, è la dodicesima montagna più alta del mondo. E pensare che la sua passione per la montagna è nata tardi, quando aveva quasi trent’anni. Prima c’erano stati l’addestramento, la guerra. Un’altra vita. Iniziata da giovanissimo, arruolandosi nella Brigata Gurkha dell’esercito britannico, uno dei reparti militari più conosciuti e selettivi al mondo. Poi supera la selezione per lo Special Boat Service, l’unità speciale della Royal Navy. Per sedici anni quella fu la sua vita. Disciplina e resistenza. La stessa che lo porta poi sugli Ottomila. «Ecco il segreto che ho portato con me in ogni spedizione - scriveva sui social - La mia unica battaglia è stata contro l’uomo che ero ieri. Ogni singolo giorno, spingendo i miei limiti».

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