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Attualità

Cnpr forum, cure sanitarie tra liste d’attesa e carenza di medici

Ciocchetti (FdI): “Le prestazioni sono aumentate di oltre un milione”. Zambito (PD): “Governo non punta sul SSN pubblico”. Sala (FI): “Dal governo investimenti sul capitale umano”. Zanella (AVS): “Servono investimenti adeguati”

Nella foto da sinistra in senso orario Luciano Ciocchetti, Ylenia Zambito, Luana Zanella e Fabrizio Sala

“Sul numero di persone che rinuncerebbero alle cure nel nostro Paese nutro diverse perplessità. La Fondazione Gimbe non è il Vangelo, è un ente privato che racconta numeri che non esistono nella realtà, perché non spiega mai da dove vengono fuori, incrociando un ipotetico sondaggio fatto su mille persone con i dati del censimento Istat nel quale c’era una domanda alla quale ho risposto anche io, specificando che in quell’anno non avevo fatto visite mediche perché non ne avevo avuto bisogno. Quindi da questo dato, è un risultato ‘fantasioso’. È assolutamente un dato non reale, infatti, le prestazioni fatte dal Servizio sanitario nazionale nell’ultimo anno, dal 2025 al 2026, sono aumentate di oltre 1 milione da 13 a 14 milioni nel primo semestre 2026 in confronto con lo stesso periodo del 2025. Questo è un Report che possiamo trovare sul portale di Agenas dove ormai sono riportate davvero tutte le criticità ma anche tutte le prestazioni effettuate. Parliamo di questo non dei numeri fantomatici che vengono raccontati a destra e a sinistra”.

Lo ha dichiarato Luciano Ciocchetti (FdI) vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, nel corso del Cnpr forum “Cure sanitarie ad ostacoli tra liste d’attesa e carenza di medici”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Il fallimento delle politiche in materia di sanità è stato sottolineato da Ylenia Zambito (PD), segretario della commissione Affari sociali a Palazzo Madama: “Il diritto alla cura lo si ha solo se si dispone di risorse economiche, se si vive nelle regioni dove la sanità funziona meglio e non nelle aree interne. Ogni anno le persone che rinunciano alle cure aumentano: due anni fa erano 4,5 milioni, oggi siamo arrivati a 6 milioni. Vi rinunciano non solo per la mancanza di disponibilità economica per rivolgersi al privato, ma soprattutto a causa delle lunghe liste d’attesa. Non ci sono sufficienti risorse per il nostro Servizio Sanitario Nazionale e non c’è stata la capacità di riformarlo. Un altro tasto dolente riguarda la carenza di personale: molti vanno all’estero perché trovano maggiore soddisfazione professionale, oppure preferiscono le strutture private che garantiscono condizioni migliori. A questo si aggiunge il tema del burnout generato dalla carenza stessa; nei pronto soccorso, medici e infermieri continuano a subire aggressioni. Dopo quattro anni di governo Meloni tutte queste criticità sono rimaste tali e lo Stato dimostra continuamente di non puntare sul SSN e infermieri, si sono acquistate prestazioni dal privato; per il resto, solo annunci”.

Secondo Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Affari costituzionali a Montecitorio: “Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce a tutti le cure. Noi ci troviamo in un momento geopolitico particolarmente difficile in tutto il mondo. L’Italia sotto il profilo economico sta dimostrando grande resilienza, è tra le nazioni che stanno gestendo meglio la situazione. L’idea di innovare nella sanità resta prioritaria sebbene i tempi siano difficili. Il nostro Paese nel mondo è tra quelli che riescono a garantire il maggior numero di cure gratuite. Sappiamo che dobbiamo investire tanto per la medicina territoriale, per ridurre le liste d’attesa e per limitare la migrazione delle professioni sanitarie all’estero. Dobbiamo investire nel capitale umano della sanità e questo governo con il ministro Zangrillo sta facendo un ottimo lavoro garantendo aumenti degli stipendi di infermieri e medici. Garantire percorsi professionali adeguati diventa fondamentale per trattenere qui gli operatori sanitari. Sul piano della gestione delle regioni ritengo che molte funzioni della sanità debbano essere gestite con pochi vincoli, intervenendo laddove le cose non funzionano. Come, ad esempio, sugli sprechi e sull’efficienza delle prestazioni per ridurre le differenze territoriali”.

Critica Luana Zanella (AVS), vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera: “Il Servizio Sanitario Nazionale è quasi al collasso. Il fatto che quasi sei milioni di italiani non abbiano accesso alle cure certifica che non c’è più l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione. Ci troviamo di fronte a un servizio sanitario che scivola sempre più nella privatizzazione a due livelli: con il privato convenzionato e con il privato assoluto. Che sono imprese e fondi internazionali che investono in questo settore e organizzano l’offerta sapendo che c’è una domanda privata sempre più importante. Il fatto poi che sempre più medici fuggano dal pubblico a causa degli stipendi bassi e degli orari impossibili è la seconda tragedia.

Va anche detto che nei settori più faticosi e meno remunerativi, non ci sono proprio medici, non c’è turn over e il ricorso alle cooperative e ai sanitari a gettone è inevitabile.

Le differenze tra regione e regione pesano in modo assurdo sui lea e quindi esistono disparità e ingiustizie che caratterizzano il nostro sistema nazionale. Tutte le misure prese per porvi rimedio non hanno funzionato. Servono investimenti adeguati e provvedimenti più incisivi”.

Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: “Secondo la Fondazione Gimbe, nel 2024 quasi 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato a visite o esami: un dato che impone di interrogarsi sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire il diritto alla cura. Ad aggravare il quadro contribuiscono la migrazione all’estero del personale sanitario e l’aumento delle dimissioni dei medici ospedalieri, cresciute del 150% nel 2025, con pesanti ricadute sulle liste d’attesa. Le differenze regionali e la carenza di personale frenano inoltre l’attuazione di misure come la piattaforma nazionale, il blocco dell’intramoenia e il potenziamento delle prenotazioni. Servono interventi decisi e coordinati per migliorare l’accesso alle cure e ridurre le disparità territoriali”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Quasi il 10% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno: un indicatore critico della crisi strutturale del Servizio sanitario nazionale. Non dobbiamo dimenticare il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione e il principio di universalità su cui si fonda il Ssn. Le lunghe liste d’attesa e le agende di prenotazione chiuse sono tra i principali ostacoli all’accesso alle cure: attese di mesi spingono i cittadini a rinunciare o a rivolgersi al privato”.

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