«Le foto dei nostri figli non si toccano». È ancora polemica a Crans Montana dove le famiglie delle vittime dell’incendio del Constellation lo scorso Capodanno, insorgono di fronte all’ipotesi che l’altare laico allestito di fronte al locale venga rimosso o quantomeno nascosto. Un timore concreto visto che la l’esclusiva località elvetica sta per dare il via alla nuova stagione sciistica e allora, il decoro e l’immagine e gli interessi rischiano di essere «turbati» dal ricordo della strage che, ovviamente, ha infangato il nome di Crans.
Del resto il progetto è reale è prevede di coprire il locale della tragedia con una palizzata in legno e una tettoia provvisoria, decorata con stelle, rimuovendo i fiori, le lettere ma soprattutto i ritratti delle giovani vittime. Sulla staccionata compariranno solo i 41 nomi, di cui 6 italiani, mentre le immagini saranno spostate in una zona fuori dal centro della località, che il cuore della città
rimanga immacolato e pronto a riaccogliere turisti e visitatori che sia mai possano intristirsi passando lì davanti. Anche perché a febbraio le prestigiose piste da sci di Crans ospiteranno i campionati del mondo di sci alpino, un evento con un grande ritorno che le istituzioni non vogliono venga asociato a una tale tragedia.
«I nostri figli devono avere il loro posto dove hanno perso la vita o sono rimasti gravemente feriti», spiegano le famiglie Riva, Giola, Stucky, Nota, Prosperi, Costanzo, Barosi e Grana, che stanno valutando se presentare un’opposizione formale al progetto. «Sono vittime della strage al Constellation e lì devono esserci i loro volti, senza nasconderli. Spetta prima di tutto a noi famiglie decidere come rendere omaggio ai nostri figli», raccontano Erica e Nicola, genitori di Achille Barosi: «Gli amici di Achille questa estate hanno appeso con uno sforzo emotivo enorme la sua foto su quella parete di compensato. Coprire quei volti è una mancanza di rispetto per
i ragazzi e per nostro figlio che merita dignità e rispetto».
Ma non è l’unica polemica. Nelle notti del 31 dicembre e del 1° gennaio il Comune di Crans ha previsto giochi di luce sul lago Grenon e un allestimento al centro congressi Le Régent, investendo una consistente, ma non dichiarata, somma di denaro pubblico mentre finora le famiglie delle vittime hanno ricevuto solo un contributo d’emergenza di 60mila franchi (circa 65mila euro), versato dal Cantone del Vallese e dalla Confederazione elvetica. «Le risorse pubbliche devono servire prima di tutto ai ragazzi feriti che ancora oggi lottano per tornare a vivere», attaccano le famiglie firmatarie che continuano nella loro battaglia. Perché il dolore non si può cancellare. Ma il ricordo nemmeno.
