Cinque milioni di euro. È il valore delle 30mila bottiglie trafugate nella sede di Cortona (Arezzo) di Marchesi Antinori, uno dei più importanti gruppi vinicoli italiani. Nel bottino 10mila bottiglie di Solaia, un Supertuscan prodotto nella Tenuta Tignanello che, con un prezzo di circa 350 euro a «pezzo» è uno dei vini più costosi d’Italia, ma anche ingenti quantitativi di Tignanello e Guado al Tasso. Si tratta del furto di vino più importante di sempre in Italia per valore della refurtiva, compiuto nella notte di domenica scorsa, da una banda composta da almeno 7 persone che ha disattivato l’impianto d’allarme e messo fuori uso le telecamere e ha portato via il malloppo su due furgoni.
Il furto, anomalo per il valore del bottino, non è certo un caso isolato. Solo negli ultimi mesi in Italia si sono verificati furti simili, anche se di ammontare inferiore, alla cantina Conterno Fantino di Monforte d’Alba, nella sede piemontese a Strevi di Banfi e al ristorante L’Affinatore a Milano, dove il 12 giugno due uomini vestiti da operai hanno portato via 19 bottiglie di Romanée-Conti del valore totale di oltre 280mila euro. E anche all’estero è capita spesso che cantine, magazzini e ristoranti siano presi di mira da ladri particolarmente attenti alla selezione del bottino. Casi che dimostrano non solo l’appetibilità della merce rubata, un buon investimento per la capacità di rivalutarsi nel tempo, ma anche l’esistenza di un mercato parallelo per le etichette da collezione che se ne frega della tracciabilità delle bottiglie (quelle di Antinori, per dire, sono dotate del sistema anti-contraffazione che, garantendo l’autenticità del vino, fa quasi fa il gioco dei ricettatori).
Quando i ladri selezionano alcune bottiglie piuttosto che altre di pari valore, è facile pensare che dietro al furto ci sia un committente che intenda rimpolpare la propria cantina. Ma le bottiglie possono rientrare nei normali circuiti commerciali attraverso annunci online, vendite private e intermediari. I compratori possono o meno essere consapevoli della provenienza illecita delle bottiglie, ma certo un prezzo decisamente più basso di quello di mercato, se non legato a uno stato di conservazione non ideale o a una possibile contraffazione, fa pensare alla ricettazione di merce rubata. Piuttosto difficile invece che le bottiglie rubate rientrino nel circuito attraverso aste di case specializzate, che di solito sono a conoscenza dei numeri seriali delle bottiglie rubate. Quanto a negozi e a ristoranti, possono certamente acquistare merce rubata a prezzi scontati, ma si tratta di un rischio che difficilmente vale la pena di correre. A Torino, nel 2023, la polizia sequestrò nei retrobottega di alcuni locali 4mila bottiglie di vini e liquori di origine truffaldina e 13 persone furono denunciate per ricettazione.
