Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:41
Attualità

“Ha letto i messaggi del cosmo”. Nobel per la fisica al belga Halzen

Ha studiato i neutrini “spaziali” e i lampi tracciati nei ghiacci di 50mila anni fa in Antartide. “Questione di pura fortuna” sminuisce lui, oggi a Torino per il comitato dell’istituto di fisica nucleare

Francis Halzen, Nobel per la fisica 2026, presso l'NH Hotel Porte Palatine a Torino, 6 ottobre 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Fa sorridere la modestia pulita dei genii. Sminuiscono la portata delle loro scoperte, le stesse che la società riconosce come svolte. «Coincidenze» dicono. «Casualità».

E invece sono anni di lavoro, di errori, di tentativi, di delusioni e di ricominciamo-daccapo. «Questione di pura fortuna» commenta anche il neo Nobel per la fisica Francis Halzen che, quando riceve la telefonata dalla Svezia, risponde: «A ogni risultato sono stato più sorpreso che orgoglioso». La voce tranquilla di chi sa di essere stato più volte candidato al più prestigioso dei riconoscimenti scientifici, Halzen ha ricevuto la notizia in Italia, dove il 4 ottobre ha partecipato a BergamoScienza e dove oggi è atteso a Torino, alla riunione del Comitato di valutazione internazionale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Stava lavorando in albergo quando ha risposto al telefono.

A portare Halzen al Nobel sono i neutrini, identificati come portatori di «messaggi fantasma» dallo spazio. Lo scienziato ha intuito che il ghiaccio del Polo Sud potrebbe essere utilizzato per rilevare le particelle cosmiche. Vengono emesse da stelle come il Sole e ogni secondo trilioni di neutrini sfrecciano attraverso i nostri corpi. Gli scienziati non possono osservare direttamente queste misteriose particelle, misurano invece ciò che accade quando entrano in collisione con altri frammenti di materia, producendo lampi di luce o particelle cariche. Halzen ha l’idea di trasformare la vasta distesa di ghiaccio antartico in un rilevatore di questo tipo. La sua visione e la sua leadership scientifica sono fondamentali per creare l’Osservatorio di neutrini IceCube: un chilometro cubo di ghiaccio dotato di sensori di luce. «Grazie a IceCube, i ricercatori possono catturare i neutrini provenienti da processi estremamente ricchi di energia nell’universo» spiega il Comitato per il Nobel.

Halzen presenta per la prima volta la sua idea al Polo Sud nel 1988. Perchè il ghiaccio del Polo Sud? Perché è privo di vari tipi di interferenze e l’area è geologicamente stabile, senza terremoti. IceCube copre un intero chilometro cubo ed è stato completato nel 2011.

«Sapevo quanto fosse difficile realizzare un progetto come IceCube» ha detto. Il laboratorio naturale infatti è stato realizzato nelle profondità dei ghiacci in Antartide, dove «la neve ultra-pura che risale a 50mila anni fa» protegge da qualsiasi interferenza.

Rilevare i neutrini è importante perché queste particelle «ci permettono di identificare le galassie e i buchi neri che si trovano al loro centro». Ricostruire la provenienza dei neutrini cosmici, «permette di raggiungere la zona circondata dal plasma, dove i neutrini vengono prodotti e che è molto difficile studiare con i radiotelescopi, ma che è importante perché raggiungerla significa studiare le regioni più vicine ai buchi neri».