Si comincia da un’edicola. Non per caso, e nemmeno troppo simbolicamente. È lì davanti, nel cuore di Milano, che ha preso il via ieri alle 18 «Il Giornale a Milano c’è», la tre giorni con cui il nostro quotidiano rinsalda l’identità milanese che lo accompagna dalla fondazione. In piazza Mirabello fa gli onori di casa il vicedirettore Francesco Maria Del Vigo. Il primo ospite è il direttore editoriale Vittorio Feltri, che guarda il chiosco alle sue spalle come si guarda un gioiello: «Ce ne sono sempre meno, purtroppo». Ogni mattina Feltri scende all’edicola vicino a casa e si «imbottisce» di quotidiani, scegliendoli tra le mazzette esposte e annusando la carta fresca: «Il giorno in cui mi mancherà quell’odore sarò al cimitero». La diagnosi se la fa da solo: «giornalite acuta». «Credo che morirò in un letto, ma al posto del lenzuolo sulla faccia vorrei un giornale». Perché il suo, precisa, «non è amore, è una malattia». Una malattia contratta presto. Orfano di padre a quattro anni, a cinque si rifiutava di andare all’asilo e metteva la casa sottosopra. A placarlo era una zia, che gli mostrava i giornali che ancora non sapeva leggere. E la propria firma vista stampata? Ancora oggi, confessa, un piacere «quasi orgasmico».
Ci sono città che il derby lo combattono. Milano lo abita. Lo sa chi la domenica vede salire le scale di San Siro due fidanzati, due fratelli, marito e moglie, uno in nerazzurro e l’altro in rossonero, mano nella mano. Da qui è partito Franco Ordine per ricordare due campioni che quest’anno se ne sono andati a poche settimane l’uno dall’altro: Franco Baresi e Sandro Mazzola. Accanto a lui, due testimoni. Daniele Massaro, uomo del Milan di Berlusconi, quello degli scudetti in fila e del 4-0 al Barcellona del ’94. E il figlio di Sandro, che il cognome lo porta come si porta un’eredità: con orgoglio e un po’ di pudore. Massaro non elenca trofei. «Quello lo fate voi giornalisti», sorride. Di Baresi ricorda i silenzi. «Per dieci anni non l’ho quasi sentito parlare. Bastava uno sguardo». E poi un dettaglio che vale una biografia. A Milanello, Baresi e Berlusconi salutavano per primi i più umili: il magazziniere, quello che puliva le scarpe. Pietro, figlio di Mazzola, racconta un’altra Milano, quella in cui un milanista e un interista non potevano farsi vedere a passeggio insieme. I tifosi li fermavano: attento, che ti attacca la rabbia. Eppure tra suo padre e Gianni Rivera, così diversi, c’era rispetto e perfino amicizia. Poi il ricordo di bambino. Un derby con l’Inter, Paolo Rossi da poco al Milan. Lui che chiede al padre di accompagnarlo nello spogliatoio avversario per un autografo. Sandro non dice di no. Andare al derby insieme, conclude, è una conquista che poche città possono vantare. Baresi e Mazzola lo avevano capito prima di tutti.
