Il francese Henri B. Kagan e il giapponese Kenso Soai sono i vincitori del Nobel per la Chimica 2026. L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato loro il riconoscimento “per la scoperta di effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica”, premiando gli studi che hanno contribuito a spiegare uno dei grandi enigmi della chimica: l’origine dell’omochiralità, cioè la presenza negli organismi viventi di una sola delle due forme speculari di alcune molecole. Il premio è accompagnato da un riconoscimento economico di 1,1 milioni di euro. Kagan, 96 anni, nato a Boulogne-Billancourt, è professore emerito dell’Université Paris-Sud. Soai, 76 anni, è nato a Hiroshima ed è professore emerito della Tokyo University of Science.
L’enigma delle molecole “a specchio”
Per capire la scoperta dei due scienziati bisogna partire da una caratteristica particolare di alcune molecole. Come le nostre mani, che sono simili ma non sovrapponibili, anche alcune molecole possono esistere in due forme che sono l’una l’immagine speculare dell’altra. In chimica vengono definite chirali, dal greco cheir, “mano”. È il caso, per esempio, degli amminoacidi. In natura ne esistono due varianti speculari, ma nelle proteine degli organismi viventi ne compare sostanzialmente una sola. Questa caratteristica prende il nome di omochiralità. Per molto tempo i chimici non sono riusciti a capire perché la vita avesse scelto una delle due «mani» della stessa molecola. Quando le reazioni venivano condotte in laboratorio, infatti, tendevano a produrre quantità simili delle due forme. Il problema non era soltanto teorico: le due varianti possono avere proprietà biologiche molto diverse e, nella produzione di alcuni farmaci, soltanto una delle due può risultare efficace.
Kagan, il primo passo decisivo nel 1986
Il lavoro di Henri Kagan ha rappresentato una svolta. Nel 1986 lo scienziato sviluppò una nuova strategia per manipolare le reazioni chimiche, riuscendo a ottenere un’elevata prevalenza di una delle due forme speculari. Si trattava di un risultato fondamentale per la sintesi asimmetrica, il settore della chimica che permette di controllare quale delle due forme chirali viene prodotta durante una reazione. La scoperta dimostrò che era possibile orientare una reazione verso una determinata “mano” molecolare, superando il limite rappresentato dalla produzione casuale delle due varianti.
Soai e l’autocatalisi: la svolta
Il secondo grande passo è arrivato con Kenso Soai. Nel 1995 una sua pubblicazione descrisse una reazione chimica con il potenziale di generare omochiralità attraverso un processo di autocatalisi. Il principio è particolarmente importante: una molecola prodotta durante la reazione può favorire la formazione di altre molecole della stessa forma, amplificando così una differenza inizialmente piccolissima. Nel 2003, Soai arrivò al risultato che ha segnato la conclusione del percorso: realizzò una reazione nella quale si formava una sola delle due possibili immagini speculari. “A parte la vita stessa, nessuno aveva mai raggiunto un simile risultato prima d’ora”, ha sottolineato il Comitato Nobel.
Perché la scoperta è importante
Il lavoro di Kagan e Soai ha permesso di comprendere meglio come possa emergere l’asimmetria chimica che caratterizza la materia vivente. Le loro ricerche hanno avuto conseguenze importanti anche per la chimica farmaceutica, dove controllare la forma di una molecola può essere essenziale per ottenere un determinato effetto biologico. “Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito la soluzione a un mistero chimico vecchio di oltre un secolo: come possa emergere spontaneamente l’omochiralità”, ha spiegato Heiner Linke, presidente del Comitato Nobel per la Chimica. Il riconoscimento del 2026 premia dunque due tappe di una stessa storia: Kagan ha mostrato come orientare una reazione verso una delle due forme speculari, mentre Soai ha dimostrato come una piccola differenza possa essere amplificata fino a produrre una sola “mano” molecolare.
Il Nobel per la Chimica dello scorso anno
Nel 2025 il Nobel per la Chimica era stato assegnato a Susumu Kitagawa, Richard Robson e Omar Yaghi per lo sviluppo di nuovi materiali con strutture porose e una grande superficie interna. Questi materiali, capaci di contenere e assorbire grandi quantità di sostanze, erano stati paragonati dal Comitato Nobel alla borsa magica di Hermione di Harry Potter, oggetti di dimensioni relativamente ridotte, ma in grado di contenere enormi quantità di materiale.
