“Studiate, fate esperienza e non lasciate la politica agli altri”. Dalla gavetta nei Comuni alla costanza nella lettura, dal coraggio di difendere le proprie idee alla necessità di imparare dagli errori di chi li ha preceduti. Alla Link University di Roma, l’incontro “60 under 30”, promosso dall’associazione La Giovane Roma di Federico Lobuono insieme al magazine Politica, riunisce sul palco leader di schieramenti diversi per parlare alle nuove generazioni. Con un messaggio comune: i giovani non sono spettatori, ma devono conquistarsi spazio e responsabilità. “Abbiamo fatto una cosa che non si fa quasi mai: creare un momento di dialogo tra tutte le forze politiche”, dice Lobuono. Sul tavolo anche la richiesta di una rappresentanza più concreta: la campagna Giovani Dentro chiede ai partiti di candidare almeno il 20% di under 35 alla Camera, visto che gli under 35 occupano appena il 4,5% dei seggi parlamentari. Matteo Salvini sceglie la strada del racconto dell’esperienza personale. “Entrai in una sede della Lega ed eravamo in tre”, ricorda, raccontando gli inizi e la necessità di farsi le ossa invece di scoraggiarsi. Il consiglio ai ragazzi è partire dalla politica locale, imparare ad amministrare un Comune, leggere un bilancio e confrontarsi con un piano regolatore. Tanto che, spiega, fosse per lui prevederrebbe l’esperienza amministrativa come requisito per candidarsi al Parlamento. Perché non basta avere l’etichetta di giovane: servono preparazione e competenza. Carlo Calenda insiste invece sull’importanza della formazione e del confronto. “Chi legge oggi domani comanda”, è la sintesi del suo invito a coltivare la curiosità, informarsi e discutere di politica almeno una volta alla settimana. La politica, ricorda, non è un argomento disdicevole, ma “una bellissima avventura di idealismo”. Nessuno, però, spianerà la strada alle nuove generazioni: “Ogni volta che sentite fare paternalismo sui giovani, vi stanno fregando”. La sfida, per Calenda, è anche europea: senza la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, il rischio è diventare colonie delle grandi potenze.Elly Schlein - che si ritrova seduta in platea accanto a Giuseppe Conte, entrambi sorridenti a favore dei fotografi - raccoglie il tema del ricambio generazionale e lo lega alla necessità di superare il paternalismo e aprire davvero le porte della politica ai giovani. La segretaria del Pd richiama anche il diritto a restare in Italia, al centro di una proposta di legge, in un Paese da cui 192mila giovani hanno lasciato l’Italia. E ai ragazzi ricorda che impegnarsi non significa sottrarre tempo ad altro: “Non state sottraendo tempo ad altro, state costruendo il vostro tempo se fate politica”.Antonio Tajani richiama i giovani alla difesa della libertà, del diritto allo studio e della possibilità di costruirsi un futuro senza discriminazioni. Il consiglio è credere in ciò che si fa, senza trasformare la politica in una corsa alla carriera: l’impegno deve nascere da convinzioni profonde, accompagnate dalla consapevolezza dei propri doveri.“Io alla vostra età - aggiunge rivolgendosi alla platea - avevo la convinzione di essere paladino dei diritti, che vengono prima dell’organizzazione dello Stato. Quali sono i diritti? La libertà, di non essere costretti ad andare a lavorare dall’altra parte del mondo, di potersi creare una famiglia, di non essere discriminato dalla scuola per lo stesso motivo sessuale, razziale, politico. La libertà in cui in un’università, in una scuola non ti insegnano come la devi pensare, insegnano a poter scegliere qual è la tua strada, quali sono le battaglie in cui ti vuoi impegnare”. “Se ciascuno di noi crede in quello che fa rimarrà giovane anche con capelli grigi”Anche l’autocritica trova spazio nel confronto. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca richiama la difficoltà della politica nel comprendere quanto sia cambiata la comunicazione contemporanea, ammettendo la resistenza della propria generazione ad apprendere linguaggi nuovi. Un invito a partecipare e mettersi alla prova che diventa la cifra e il leitmotiv della giornata. Al di là delle differenze politiche, il filo rosso dell’incontro è la necessità di trasformare i giovani da destinatari di promesse a protagonisti della vita pubblica. A condizione che lo meritino davvero e non per un semplice fattore anagrafico.

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