La guerra fredda si combatte nei supermercati.
Quella che potrebbe sembrare una battuta alquanto discutibile è, invece, un dato di cronaca.
Nella notte tra domenica e lunedì i supermercati di Svezia, Belgio, Irlanda, Estonia, Lussemburgo e Finlandia, e anche alcuni in Italia, si sono trovati i congelatori trasformati in «forni» a causa di un attacco hacker. La stessa dinamica avvenuta tre settimane prima in Francia, con centinaia di punti vendita colpiti e danni per milioni di euro. Un caso? Molto difficile. Il rischio è che ci si trovi di fronte all’esempio finora più invasivo ed evidente di quella guerra ibrida che - per fortuna - è rimasto un concetto strategico e militare ben lontano dalle nostre vite. E, invece, cosa c’è di più quotidiano di andare a fare la spesa?
Significa entrare, per ora silenziosamente, nella vita della persone e delle famiglie. Ed è proprio mettere nel mirino la routine e rendere pericolosa la quotidianità uno degli obbiettivi dei nuovi conflitti non convenzionali. Gli attacchi simultanei, che per ora non hanno avuto alcuna rivendicazione, sembrano la prova generale di quello che potrebbe avvenire su larga scala che oggi colpisce i supermercati e domani chissà. Potenzialmente ogni elettrodomestico collegato alla rete è un bersaglio di un eventuale hacker. Abbiamo inventato i frigoriferi o le lavatrici intelligenti, ma non dobbiamo smettere di essere più intelligenti di loro. La grande distribuzione non è solamente un sistema commerciale attraverso cui riforniamo frigoriferi e dispense, ma è una infrastruttura gigantesca attraverso la quale si sostengono le nostre nazioni.
Questi attacchi dimostrano quanto sia diventata fragile la nostra società e quanto la digitalizzazione che, beninteso, sempre ringrazieremo - non debba barattare la comodità con la vulnerabilità. Le reti informatiche, invisibili e onnipresenti, sono i nostri nuovi confini e per questo devono essere presidiate.
