Ci piacerebbe poter flexare una grande conoscenza della lingua della «Gen z». Ma saremmo delulu. Non preoccupatevi se non avete capito un accidenti di quello che avete appena letto, siamo i primi a non essere sicuri di quello che abbiamo scritto. Per questo il glossario generazionale è indispensabile. Non vogliamo creare un eccessivo hype attorno a tutto ciò, ma è evidente a chiunque parli con un giovanissimo che c’è una barriera lessicale sempre più sostanziosa che spesso diventa impenetrabile. E la reazione, invece, è spesso prevedibile: cioé derubricare questo nuovo slang (a proposito: come è diventata cringe la parola slang?) come l’ennesima stupidaggine giovanile. Tentazione più che comprensibile. Però quelle parole sono l’apriti sesamo di mondi inesplorati, di associazioni segrete che si blindano dietro parole in codice. Sapere cosa significa Fomo o Jomo (che, ve lo spoileriamo, non è uno yogurt) non ci aiuta certo sul mercato del lavoro, ma ci aiuterà a non perderci nel bazar della vita quotidiana; a non venire ghostati dal mondo moderno... Le reti sociali sono il moltiplicatore di questo lessico che diviene immediatamente globale. E, subito, scatta l’effetto saturazione: non se ne può più di queste parole ripetute ossessivamente non appena si scrolla il cellulare.
Ma, quando siamo troppo insofferenti e intransigenti con questo gergo, ricordiamoci le parole di una delle ultime canzoni di Franco Battiato: «Viva la gioventù, che fortunatamente passa». Ecco: passa, con lei se ne va anche il suo linguaggio. Che da modernissimo, in taluni casi, diviene solo modernariato.
