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Attualità

Se la “flagranza differita” diventa uno scudo per chi delinque

È dal 2009 che si filma e si posticipa il fermo, ma chi ha il volto coperto sa di farla franca

Fiamme in un cantiere in Piazza Duomo. Manifestazione dopo scontri fra polizia e manifestanti di Italia in Piazza. Sabato 17 ottobre 2026. Milano, Italia. (foto Stefano Porta / LaPresse) Demonstration following clashes between police and 'Italia in Piazza' protesters. . Milan, Italy - October 17, 2026 (photo Stefano Porta / LaPresse)

Domande spontanee: perché non intervengono? Perché gli agenti restano immobili a guardare chi spacca e saccheggia? Qual è l’assurdo giuridico per cui lo Stato rinuncia a intervenire subito? Che senso ha filmare i criminali per cercarli più avanti, sapendo che sono mascherati? La risposta a queste domande esiste e corrisponde all’applicazione della «Circolare 555» firmata il 21 gennaio 2009 dal Capo della Polizia Antonio Manganelli: è da allora che i nostri agenti antisommossa adottano una strategia che non ha eguali e tanto meno in Francia, Germania e Usa. In sintesi dice: in nome della «pace sociale» si possono sacrificare la tutela immediata della proprietà privata e della legalità.

Il trauma del 2001. A Genova morì Carlo Giuliani dopo la legittima difesa di un carabiniere, e quel fatto più altri anche gravi (caserme Diaz e Bolzaneto) portarono una diversa gestione che evitasse che gli interventi della polizia potessero far degenerare gli scontri, questo anche nel timore di strascichi giudiziari: in Italia gli agenti non hanno la protection fonctionnelle francese e figurarsi la qualified immunity statunitense. Dal 2001 al 2007 il capo della Polizia rimase Gianni De Gennaro: già nel 2002 però l’impostazione cambiò (9 novembre, Forum sociale europeo) e il prefetto Achille Serra indicò nel dialogo e nell’evitare «zone rosse» le scelte decisive, ma senza uniformità: il presidio No Tav di Venaus del 6 dicembre 2005 venne sgomberato con la forza.

Si arriva così alla circolare di Manganelli che rese sistematico il cambiamento: dialogo, contenimento e de-escalation geometrica, con questo dogma: l’incolumità dei manifestanti (tutti) prevale sui beni materiali, quindi una vetrina distrutta è tollerabile, una carica che provoca un solo ferito diventa invece un disastro politico e giudiziario. Manganelli fu nominato dal governo Prodi e fu ereditato dal governo Berlusconi IV.

La flagranza differita. Per aggirare lo scontro in piazza fu esteso un sistema di «flagranza differita» che è questo: durante i disordini la Polizia Scientifica opera come una troupe televisiva e filma e raccoglie prove per far scattare l’arresto poi a freddo; il cortocircuito è però che i professionisti della guerriglia – ma anche i dilettanti - agiscono «travisati» da passamontagna e maschere, e si spogliano subito dopo il raid per confondersi tra i manifestanti pacifici. Il video cattura ombre, la flagranza sparisce, resta la differita.

Le polizie degli altri. Senza farla lunga: non esiste niente del genere da nessuna parte. La strategia del rinvio è una scuola tutta italiana. In Francia i reparti mobili non arretrano: rispondono ai primi danneggiamenti con cariche e uso massiccio di gas lacrimogeni e idranti, accettando il rischio dello scontro fisico pur di disperdere i violenti. In Germania ci si affida a squadre addestrate per infiltrarsi nella folla così da estrarre i singoli violenti nell’esatto momento in cui compiono il reato, sciogliendo il corteo ai primi accenni di illegalità. Negli Usa, altro pianeta, la sacralità della proprietà privata e la protezione garantita agli agenti portano a reazioni istantanee: chi devasta o saccheggia viene placcato, ammanettato e arrestato in flagranza reale sul posto, ricorrendo anche ad arresti di massa per «perimetrazione» (kettling). In Italia, morale, il problema è che l’opinione pubblica non è molto al corrente di queste «regole d’ingaggio» della nostra polizia, ma a quanto pare ne sono al corrente i manifestanti anche se sono ragazzini, anzi, soprattutto se lo sono: così sbeffeggiano uno Stato che si limita a documentare la propria ritirata.

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