Ci siamo anzi, ci risiamo. Milano torna a fare i conti con le manifestazioni di piazza e trattiene il respiro. Si prepara con ansia alla maxi manifestazione di domani che vedrà in strada studenti, sindacati, centri sociali, pro Pal. I negozianti stanno montando i pannelli di legno per proteggere le vetrine in quella che è ormai una triste tradizione e che, come commenta amaro Gabriel Meghnagi, vicepresidente di ConfCommerico «è un danno di immagine che fa il giro del mondo e causa più perdite delle vetrine rotte». Così se il diritto di scioperare è sacrosanto e le motivazioni della protesta possono anche essere comprese, chi organizza lo sciopero dovrebbe rivolgere un pensiero a tutto il mondo del lavoro. Nessuno escluso. Anche a chi, ad esempio, ha un negozio e rischia di chiudere perchè con i cortei i clienti stanno alla larga, ai dipendenti barricati nei negozi e che rischiano il posto, ai titolari di bar che magari hanno investito i risparmi di una vita nella loro attività. Tutto a rischio per paura. Che sta crescendo perché il timore che i cortei degenerino è concreto soprattutto dopo la notizia della scarcerazione di Siher, l’amministratore del canale social «Movimento 17 ottobre», che si teme possa diventare la miccia che fa esplodere un piazza già parecchio calda.

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