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Sesto San Giovanni, l’imam e le regole dell’islam sul fidanzamento: l’Italia non può tornare al Medioevo, i diritti delle donne non si toccano

Polemiche sulle indicazioni religiose riguardanti i rapporti tra donne e uomini, il fidanzamento islamico e i matrimoni combinati. In Italia la libertà individuale, la dignità femminile e la parità tra i sessi sono principi costituzionali che nessuna interpretazione religiosa può mettere in discussione

Imam di Sesto

Siamo nel 2026, nel cuore dell’Europa, in una Repubblica democratica che ha costruito la propria identità sulla libertà, sull’uguaglianza e sul riconoscimento dei diritti fondamentali. Eppure, ancora oggi, ci troviamo davanti a messaggi religiosi che sembrano provenire da un’altra epoca.

A far discutere è la notizia di un intervento dell’imam di Sesto San Giovanni dedicato alle regole del fidanzamento islamico e dei matrimoni combinati che si potrebbe riassumere in “Vietato tenersi per mano”.

Un titolo che inevitabilmente solleva interrogativi sul rapporto tra precetti religiosi, libertà sentimentale e autonomia delle donne.

Il tema merita una riflessione ferma, senza ambiguità e senza timore di affrontare questioni culturalmente delicate.

In Italia una donna non deve chiedere il permesso a un imam, a un’autorità religiosa, a un padre o a un marito per decidere chi amare, chi frequentare o con chi costruire una famiglia.

Può camminare mano nella mano con il proprio compagno, può scegliere liberamente di sposarsi oppure di non farlo, può vivere la propria affettività senza essere sottoposta al controllo di altri.

Sono libertà fondamentali, conquistate attraverso decenni di battaglie civili e sociali.

Non possiamo permettere che interpretazioni arcaiche della religione in questo caso islamica diventino uno strumento per limitare l’emancipazione femminile.

Qualunque messaggio che presenti la donna come subordinata all’uomo o incapace di decidere autonomamente della propria vita è incompatibile con i principi di uguaglianza su cui si fonda la nostra società.

L’Italia è un Paese che riconosce e tutela la libertà religiosa. Ognuno ha il diritto di professare l’Islam, il Cristianesimo o qualsiasi altra fede, così come ha il diritto di non credere.

Ma esiste un confine preciso: nessuna religione può pretendere di sostituirsi alle leggi dello Stato o di cancellare i diritti fondamentali della persona.

Chi arriva in Italia, così come chi vi nasce e vi cresce, deve comprendere che il rispetto delle regole democratiche è un dovere comune.

L’integrazione non può significare che sia la società italiana a rinunciare ai propri principi di libertà e uguaglianza per adattarsi alle interpretazioni religiose più restrittive.

Il rispetto delle tradizioni è importante, ma non può trasformarsi nella giustificazione di imposizioni che limitano la libertà individuale.

Il tema dei matrimoni combinati richiede particolare attenzione.

Occorre distinguere tra un matrimonio organizzato con il coinvolgimento delle famiglie, ma liberamente accettato dai futuri coniugi, e un matrimonio imposto attraverso pressioni, minacce o coercizioni.

Nel secondo caso non siamo davanti a una semplice differenza culturale: siamo davanti a una violazione della libertà personale, che l’ordinamento italiano contrasta anche attraverso specifiche disposizioni penali.

È dunque legittimo chiedere a chi esercita un ruolo di guida religiosa quale messaggio venga trasmesso alle nuove generazioni, soprattutto alle ragazze.

La libertà di scegliere il proprio futuro viene riconosciuta senza condizioni? Il consenso femminile viene considerato indispensabile? Le donne sono incoraggiate a studiare, lavorare, essere indipendenti e decidere autonomamente della propria vita?

Queste sono le domande che contano.

Il dialogo interculturale non può diventare un alibi per evitare di discutere delle pratiche che rischiano di comprimere i diritti femminili.

La libertà religiosa merita rispetto. La subordinazione delle donne, quando viene imposta in nome della religione nel nostro paese non è accettabile. Sesto San Giovanni è una città con una lunga storia industriale, operaia e di conquiste sociali.

È anche una realtà multiculturale, nella quale il dialogo tra comunità deve fondarsi su un principio essenziale: il rispetto reciproco.

Chi esercita una funzione religiosa ha il diritto di illustrare i precetti della propria fede, ma ha sopratutto anche una responsabilità nei confronti delle persone che ascoltano i suoi insegnamenti.

Se vengono affrontati temi delicati come il fidanzamento, la libertà sentimentale e il matrimonio, è fondamentale chiarire che nessuna prescrizione religiosa può giustificare costrizioni o discriminazioni.

Le istituzioni devono difendere con fermezza la libertà di culto e, allo stesso tempo, garantire che nessuna donna sia privata dei propri diritti.

Non possiamo parlare di progresso, integrazione e convivenza civile se poi accettiamo il rischio che alcune donne vengano sottoposte a controlli sulla propria vita sentimentale in nome della religione.

La Costituzione italiana non è un documento facoltativo. La parità tra donne e uomini non è una concessione. La libertà di scegliere chi amare non è un privilegio.

Sono principi fondamentali della nostra democrazia.

Chiunque viva nel nostro Paese deve poter conservare la propria identità religiosa e culturale, ma senza pretendere di imporla agli altri o di limitarne le libertà.

O di islamizzare un paese come il nostro.

L’Italia può accogliere culture diverse senza rinunciare alla propria civiltà giuridica. Può rispettare l’Islam senza accettare interpretazioni che giustifichino la subordinazione femminile. Può difendere la libertà religiosa senza arretrare di un millimetro sui diritti delle donne.

Perché una cosa deve essere chiara a tutti, imam compresi: in italia le donne sono libere. Hanno gli stessi diritti degli uomini e non devono chiedere il permesso a nessuno per vivere la propria vita.

Il Medioevo appartiene alla storia. Non deve diventare il futuro delle nostre figlie. Per cui il messaggio deve essere chiaro a qualche imam islamico che vuole vivere nel nostro paese: noi rispettiamo tutti ma non accettiamo che ci vengano imposte regole religiose arcaiche che non fanno parte della nostra cultura e dei nostri valori. Come vorrebbe fare qualche imam islamico. Chiaro!

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