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Si lancia da un palazzo di 22 piani con lo skateboard

Sandro Dias, sei volte campione del mondo di vert, a cinquant’anni accetta una discesa folle a 100 all’ora: illeso e da record

Dias si lancia dal palazzo

Porto Alegre, 25 settembre 2025. Davanti al Centro Administrativo Fernando Ferrari - il CAFF - la città trattiene il fiato. Il palazzo del governo statale, ventidue piani di cemento, ha una facciata curva che da quasi quarant’anni fa sognare gli skater. Chi la guarda vede una rampa, ma non osa pensare oltre. Sandro Dias la osserva con il naso all’insù dal 1988, quando è ancora un ragazzino e l’immaginazione corre più veloce delle ruote.

Dias si lancia dal palazzo
Dias inizia la sua folle discesa

Oggi ha cinquant’anni e si trova proprio lì, in cima. Sotto di lui, una struttura temporanea prolunga la curvatura naturale dell’edificio e la trasforma in un quarter pipe verticale. Il casco Red Bull è allacciato, il paraschiena rigido blocca la colonna, l’abbigliamento tecnico firmato Prada Linea Rossa è aderente e leggero. Dias respira per un’infinità di secondo e probabilmente si chiede se quella sia davvero una buona idea. Sa che il minimo errore gli potrebbe costare carissimo: se perdesse aderenza con lo skate potrebbe sfracellarsi e rompersi più di un osso. O, peggio, ancora, precipitare fuori pista. Pensieri scuri come grovigli inestricabili. Se ti ci soffermi, ti avviluppano. Guarda giù, non ci rifletta oltre e si getta nel vuoto.

L’impresa vale due record certificati dal Guinness: il drop-in più alto su un quarter pipe temporaneo, sessanta metri di dislivello misurati dal punto più basso della rampa alla piattaforma (la partenza è a circa settanta da terra), e la velocità più elevata su uno skateboard standard lungo una rampa temporanea, 103,8 chilometri orari. La discesa dura otto secondi. Poi le braccia si levano contro il cielo e il corpo entra nella zona d’arresto, dove lo accolgono grandi cuscini di gommapiuma, simili alle protezioni a bordo pista della MotoGP. Dias ferma così la sua corsa, illeso.

Ma chi è quest’uomo che sfida la gravità? Brasiliano, classe 1975, soprannominato Mineirinho, è una leggenda dello skate verticale: sei titoli mondiali nella specialità e un ruolo decisivo nella diffusione di questo sport in Brasile. Atleta Red Bull, è abituato a spostare un po’ più in là la linea del possibile. Ma questa volta il traguardo ha il sapore di un’ossessione lunga tredici anni, da quando propone al suo sponsor il progetto di scendere dal CAFF. «Nella mia testa era possibile, ma era quasi impossibile», racconta. Il via libera arriva solo tre anni fa.

Segue una preparazione meticolosa. Dias capisce che deve allenare il corpo a sopportare ciò che il fisico non conosce. Indossa un giubbotto zavorrato da quaranta chili per abituarsi alle forze di gravità che lo schiacciano in fondo alla curva, e lavora su una mega ramp modificata. Poi esce all’aperto: su una pista d’aeroporto si fa trainare da un’auto e tocca i 136 chilometri orari in piedi sulla tavola, una soglia superiore a quella del record, con l’asfalto a pochi centimetri. Impara a stare in equilibrio dove l’equilibrio non dovrebbe esistere.

Anche il metodo conta. Il tentativo avviene a tappe: Dias sale lungo una serie di piattaforme installate sulla curva dell’edificio, ciascuna a un’altezza superiore alla precedente. Tre prove preliminari, ogni volta più in alto, poi la discesa finale. Niente è lasciato al caso, i bordi ruvidi e il degrado della struttura originale restano fuori dalla traiettoria, e le pareti di cemento sono rivestite di imbottiture.

Quando tutto finisce, il campione non parla di sé. «Il messaggio più importante è non rinunciare mai ai propri sogni», dice. E ancora: «Non si tratta di cercare la fama, ma di spingere i limiti e creare opportunità». Alla domanda su un possibile ritiro a questa età e dopo una simile impresa, risponde con un sorriso: non ci pensa nemmeno.

Così un gigantesco palazzo ha smesso per una mattina di essere un ufficio, per diventare un’arena. Un uomo, una tavola, otto secondi. Un’impresa che da cronaca di Porto Alegre diventa subito leggenda urbana.

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