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Attualità

Stefano Luppi: “Con tivùsat la televisione arriva ovunque e resta gratuita”

“Il futuro del satellite nell’era dello streaming è fatto di oltre 400 canali in 37 lingue. E trasmessi in 4K e Ultra HD”

 Tivùsat pivot delle trasmissioni del futuro

Era il 29 gennaio 1990 quando iniziarono in Italia le trasmissioni sperimentali del canale RaiSat via satellite, negli anni successivi arrivarono Telepiù, Stream e Sky, fino al 2009, quando nacque tivùsat. Oggi sono diversi milioni gli italiani che guardano la televisione attraverso il satellite, un dato che conferma il ruolo della tv satellitare nel panorama audiovisivo italiano e che si spiega attraverso vantaggi concreti: una copertura capillare dell’intero territorio nazionale, un’elevata qualità delle immagini, fino al 4K, e un’ampia scelta di canali italiani e internazionali. Uno dei principali punti di forza del satellite è la possibilità di ricevere il segnale televisivo anche nelle aree in cui il digitale terrestre arriva con maggiore difficoltà. Facciamo il punto con Stefano Luppi, amministratore delegato di Tivu Srl, la società di proprietà Rai e Mediaset (detengono più del 96% delle quote) che gestisce la piattaforma satellitare TivuSat.

Undici milioni e mezzo di spettatori: chi è oggi il pubblico del satellite? Sta cambiando anche il profilo anagrafico degli utenti?

«È un pubblico che cerca varietà, qualità audio, video e facilità di accesso. I dati disponibili indicano una presenza significativa di adulti e di giovani famiglie».

Lo streaming avanza, ma il satellite resiste. Sono davvero concorrenti o rappresentano due modalità destinate a convivere?

«Sono complementari: lo streaming offre cataloghi e visione su richiesta, il satellite distribuisce i canali senza dipendere da Internet. Integrarli sullo stesso televisore amplia la scelta e risponde alle diverse esigenze del pubblico».

Il satellite supera il digital divide: può essere considerato anche uno strumento di democrazia nell’accesso all’informazione?

«Sì, perché informarsi non deve dipendere dal luogo in cui si vive. tivùsat rende accessibili canali nazionali e internazionali anche nei territori meno serviti, senza abbonamento alla piattaforma, favorendo pluralismo e partecipazione».

Oltre 400 canali in 37 lingue: quanto conta tivùsat per il pluralismo culturale e informativo in Italia?

«Sono i numeri della grande offerta satellitare e vanno oltre il bouquet tivùsat. Significano possibilità di accesso all’informazione, in tutte le aree del Paese, conoscere altre culture, scoprire musica, arte e documentari».

Più della metà dei televisori venduti è ormai 4K. Ma i contenuti sono all’altezza degli schermi?

«Con parabola e dispositivi compatibili, tivùsat offre Rai 4K e altri canali Ultra HD senza abbonamento. La presenza stabile di Rai 1 su Rai 4K è un passo avanti: in futuro serviranno più produzioni capaci di valorizzare questi schermi».

La gratuità è uno dei punti di forza di tivùsat. È un modello sostenibile anche nel futuro?

«La gratuità è parte della nostra identità. Per mantenerla nel tempo servono distribuzione efficiente, qualità del servizio ed equilibrio economico: condizioni essenziali per continuare a raggiungere un pubblico ampio e sviluppare l’offerta».

Con lo sviluppo dello streaming, il satellite può diventare una risorsa strategica per non sovraccaricare le reti Internet?

«Sì, soprattutto nelle grandi dirette. Un unico segnale raggiunge tutte le parabole, ogni spettatore in più non richiede una nuova trasmissione sulla rete Internet domestica. Un vantaggio anche per i contenuti in HD e 4K».

Quali sono oggi le aree del Paese in cui il satellite è ancora indispensabile?

«Comuni montani, valli, aree interne e rurali, isole e alcune zone costiere, dove la ricezione terrestre è difficile e Internet non offre un’alternativa adeguata. La necessità dipende dalla copertura effettiva, fino alla singola abitazione».

Il 4K è il traguardo tecnologico della televisione o dobbiamo aspettarci nuove rivoluzioni?

«È una tappa di un’evoluzione che riguarda immagini, colori e audio. La priorità è valorizzare i televisori già nelle case, aumentare i contenuti di qualità e facilitarne l’accesso. L’innovazione dovrà aiutarci a migliorare concretamente la visione quotidiana».

Come immagina Tivùsat tra cinque anni? Quali obiettivi di crescita e innovazione vi siete dati?

«Ancora gratuita, più semplice e integrata con i servizi connessi. Il decoder unico, vale a dire la possibilità di essere connessi al satellite e alle rete con lo stesso decoder, oltre allo sviluppo del 4K, indicano questa direzione. Crescere significa raggiungere nuove famiglie e offrire a tutti una televisione di qualità, accessibile in ogni parte d’Italia».

Perché un giovane abituato a Netflix, Prime Video e Disney+ dovrebbe scegliere anche tivùsat? Qual è il valore aggiunto che lo streaming non può offrire?

«Per ampliare la scelta con informazione, musica, cultura e programmi in lingua originale, anche in HD e 4K, senza abbonamento. Satellite e streaming possono convivere sullo stesso schermo, offrendo più fonti e occasioni di scoperta».

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