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“Un mezzo”: la Digos cerca il regista dietro Youssef Siher

Quello che non torna è la velocità. La chat nasce la sera del 18 ottobre, a guerriglia finita. In pochi giorni ha decine di migliaia di seguaci, un vademecum rivoluzionario, messaggi programmati e testi scritti con l’intelligenza artificiale

In un fermoimmagine di un video di ANSA-ALANEWS Youssef Siher intervistato dai giornalisti a margine della manifestazione dei Giovani Palestinesi a Milano contro il Comune il 12 luglio 2025. ANSA / ALANEWS

Ci sono indagini che parlano troppo e indagini che non dicono niente. Quella sul Movimento 17 ottobre è passata alla seconda categoria. A Milano, dove i verbali arrivano spesso in redazione prima che in cancelleria, già questa è una notizia. Procura e Digos lavorano in un silenzio da sala operatoria, ma una cosa trapela: gli investigatori non credono che Youssef Siher sia la mente. Lo considerano un mezzo, un megafono, il terminale di qualcuno rimasto fuori dall’inquadratura. Siher, trent’anni, bresciano di seconda generazione, è laureato alla Statale e studia l’Islam politico. Il 24 ottobre viene fermato con accuse pesantissime. Quattro giorni dopo la gip Tiziana Landoni lo rimette in libertà: nei suoi post, scrive, non c’è istigazione alla violenza. Resta indagato, e con lui la moglie. Il Riesame non sembra interessare a nessuno, perché la partita ormai è un’altra. Non conta più soltanto che cosa ha scritto Siher. Conta chi gli ha detto di scriverlo. Gli investigatori stanno controllando contatti, telefoni, spostamenti e la sim nuova comprata prima del corteo del 30 ottobre.

Quello che non torna è la velocità. La chat nasce la sera del 18 ottobre, a guerriglia finita. In pochi giorni ha decine di migliaia di seguaci, un vademecum rivoluzionario, messaggi programmati e testi scritti con l’intelligenza artificiale. Organizza persino un reclutamento di grafici, videomaker e addetti al primo soccorso. Può darsi che un ricercatore solo con un portatile faccia tutto questo in sei giorni. Può anche darsi di no.

E qui tornano i russi: prima le chat e i volantini falsi, poi Crosetto che accusa Mosca di soffiare sulle piazze europee, poi l’ipotesi degli hacker di Noname. Nessun legame è stato provato. Ma la guerra ibrida ha questo di comodo: non devi vincerla, ti basta che gli altri litighino. E noi litighiamo benissimo, ognuno con il suo colpevole: la destra vede Hamas, la sinistra il mostro sbattuto in prima pagina, l’intelligence vede Mosca.

Intanto i parà resteranno in strada fino a fine anno, e il Movimento promette di tornare ogni sabato. In calendario ci sono lo shopping di Natale, Sant’Ambrogio e la Prima della Scala. La paura è che qualcuno, da qualche parte, abbia già scelto la data.

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