Ognuno la pensi come vuole sul climate change, ma pensare a una vendemmia che parte il 28 luglio fa impressione. Eppure è così, visto che con i primi grappoli di Chardonnay per basi spumante nell’azienda agricola De Filippi a Oliva Gessi, l’Oltrepò Pavese ha aperto ieri una stagione che nel Paese sarà diluita in un arco di cinque mesi. Addio, dunque, alle poesie mandate a memoria con le rime tra tini e settembrini, già un ricordo i record delle raccolte cominciate a Ferragosto. Ora è il gran caldo a mettere il turbo alla maturazione dei grappoli, con gli agricoltori sempre più minacciati dalla carenza di acqua o tormentati dalle precipitazioni che dopo essere state tanto attese, si trasformano in tempesta. Rendendo, come denuncia Coldiretti, sempre più un’incognita la resa delle vigne. Ma non basta, perché la vera grandinata, quella che è impossibile evitare, è il peso intollerabile della burocrazia che martirizza chi investe e chi lavora. Un tormento a cui si aggiunge quest’anno «l’aumento dei costi di produzione legato alle tensioni geopolitiche e alle guerre commerciali, la difficoltà a reperire manodopera specializzata per le vendemmie e oggi anche i cambiamenti delle abitudini di consumo». E questo si può ben capire quale impatto abbia sulla Lombardia, che pochi ricordano essere la regione più agricola d’Italia. Così come si dimentica che il vino è un pilastro dell’economia agroalimentare che vede proprio in Lombardia 3mila aziende, 6.500 addetti stabili e decine di migliaia di stagionali, 20mila ettari vitati, destinati per oltre il 90% a produzioni di qualità con cinque Docg, 21 Doc e 15 Igt per GT. Un patrimonio che la politica deve difendere. Forse anche dal caldo che fa partire la vendemmia il 28 di luglio.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.