Auto blu, togliamo ai politici i punti regalati agli autisti

Speriamo che i senatori e in ultima battuta il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ci ripensino. Già la Casta, che per il semplice motivo d’esser chiamata casta dovrebbe stare accorta, non gode di tutte queste simpatie. Se poi ci mettiamo che gli autisti delle auto blu possono infrangere il codice della strada senza pagar pegno, senza vedersi togliere i punti-patente che a un povero fuori casta glie ne scippano due (o sono tre?) se solo dimentica d’accendere in pieno giorno i fari in autostrada, l’indice di gradimento dei politici precipiterebbe a zero.

D'accordo: se un sottosegretario o se il presidente d’una Provincia intimano allo chauffeur di pigiare sull’acceleratore o di imboccare (a tutta birra) una corsia preferenziale, non è che sia facile rispondergli: «Neanche a parlarne, eccellenza. Se ci sono limiti e divieti, io ho il dovere di rispettarli». Alle eccellenze, si sa, mica piace essere contraddette o, peggio che mai, disubbidite. Però, di questo, al cittadino glie ne importa poco e anzi, i modi spicci delle eccellenze ancor più fuori dei gangheri, lo mandano. Ma poi, perché dovrebbero sempre aver tanta fretta? Perché le auto blu devono immancabilmente sfrecciare, bruciare quando capita i semafori, farsi strada con sirene, lampeggianti e sventolar di palette? Perché, insomma, le eccellenze sono sempre in ritardo? In ritardo poi a cosa?

La loro furia sarebbe giustificata - e infatti è giustificata quella delle ambulanze, dei pompieri e delle forze dell’ordine sulle piste di un crimine - dalla gravità e imprevedibilità di un accadimento. Ma sgommare, infrangere in una sola botta una dozzina di articoli del codice della strada per recarsi a una riunione, a una cena, a un appuntamento o anche a un imbarco all’aeroporto è solo ostentazione del potere e dei privilegi che ne discendono. È un modo di fare da ganassa. Ma non l’hanno ancora capita, le eccellenze, che l’auto blu contribuisce da sola al grosso del malanimo nei confronti della casta? L’avete in dotazione? Bene, beati voi. Ma almeno fatene un uso non dico sobrio ché sarebbe troppo chiedere, ma almeno discreto. Alla tot ora vi parte l’aereo? Muovetevi in tempo, come fanno i comuni mortali, anche quelli che hanno impegni ben più gravosi e impellenti dei vostri. Dovete partecipare a un summit, siete chiamati a un «tavolo di confronto», siete richiesti per «fare chiarezza»? C’è mica il bisogno d’arrivarci saettando nel traffico cittadino con tutte le minacciose luminarie che barbagliano sul tetto della vostra limousine. Non avete nemmeno il problema, mica da ridere, di trovare un parcheggio all’arrivo, cosa volete di più?
Se la Casta non avesse quel brutto vizio di ostentare in maniera così pacchiana e spericolata l’appannaggio dell’auto blu, si potrebbe anche passar sopra all’immunità-punti che s’intende conferire agli «autisti di rappresentanza». Se ne son viste di peggio.

Però non si scappa: l’eccezione verrebbe sentita come un incentivo a braveggiare ancor più spudoratamente, comportamento che alimenterebbe la malevolenza del cittadino nei confronti dei già fin troppo privilegiati inquilini del Palazzo. Non è quindi per una questione di giustizia che appare inopportuna la scelta di affrancare gli autisti dalla falcidia dei punti-patente. Ma per non gettare benzina sul fuoco dell’antipolitica, le cui fiamme sono già sufficientemente e pericolosamente alte. Un passo indietro, illustri senatori. Un passo indietro signor ministro Matteoli. Se proprio volete farla passare, questa malandrinata, stabilite allora che in caso di infrazione non sarà l’autista dell’auto blu a perdere i punti-patente. Ma il passeggero.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti