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St. Moritz, capolavori su ruote danzano sul lago ghiacciato

The I.C.E. 2026 nella svizzera tedesca tra capolavori d’epoca, giudizi d’autore e un pubblico sempre più protagonista

St. Moritz, capolavori su ruote danzano sul lago ghiacciato
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In Engadina l’inverno non arriva mai in silenzio. Scivola, riflette, luccica. È un ingresso lieve, quasi coreografico, fatto di superfici che si tendono e di luci che cambiano ritmo. E quando il lago ghiaccia davvero, quando diventa solido senza perdere trasparenza, allora si trasforma in un palcoscenico naturale. È lì che le automobili smettono di essere semplici oggetti meccanici per diventare gesti, segni, movimento puro.
The I.C.E. tornerà il 30 e 31 gennaio 2026, scegliendo ancora una volta di sottrarsi alla retorica del calendario e di arrivare prima, quando l’attesa è intatta e l’inverno non ha ancora alzato la voce.
Dietro questo equilibrio fragile e prezioso c’è lo sguardo di Marco Makaus, fondatore e anima del concorso. Uno che le auto non le conta, le legge. Le osserva come si fa con un quadro o con una facciata storica, cercando il punto esatto in cui tecnica e bellezza smettono di essere due parole diverse. The I.C.E. nasce così: non come semplice esposizione, ma come concorso d’eleganza in movimento, pensato per raccontare l’automobile storica come linguaggio culturale. Un racconto che usa il ghiaccio non come limite, ma come superficie narrativa, come pagina bianca su cui far scorrere storie di stile, ingegno e memoria. È questa visione che, anno dopo anno, ha trasformato il lago di St. Moritz in uno dei luoghi più riconoscibili del collezionismo internazionale.
Sul ghiaccio sfileranno vetture che hanno attraversato epoche e linguaggi, dalle barchette alle ruote scoperte, fino alle categorie che guardano al mito contemporaneo dell’hypercar e al potere iconografico delle livree. Cinque classi pensate non per catalogare il passato, ma per metterlo in dialogo. Perché qui la cronologia conta meno dell’armonia. Ogni automobile è chiamata a confrontarsi con il paesaggio, con la luce dell’Engadina, con quel silenzio ovattato che rende tutto più essenziale. È un’eleganza che non ha bisogno di alzare il tono, perché si affida al passo lento, al dettaglio, alla misura.
Il cuore dell’evento resta il giudizio, affidato a una giuria internazionale che non parla una sola lingua e non risponde a un’unica disciplina. Norman Foster porta l’architettura e il senso dello spazio, la capacità di leggere le forme nel loro rapporto con l’ambiente. Non è un caso che il trofeo Best in Show porti la sua firma: anche quello è un oggetto pensato per dialogare con il luogo prima ancora che con l’auto. Michele Lupi aggiunge invece lo sguardo editoriale, quello capace di riconoscere lo stile prima della scheda tecnica, di distinguere ciò che resta da ciò che passa. Attorno a loro, altre sensibilità selezionate con cura, a conferma di un concorso che preferisce l’ascolto al rumore e la coerenza all’effetto.
The I.C.E. è anche un evento che vive grazie al suo pubblico: collezionisti, appassionati, curiosi, osservatori del design e della cultura contemporanea. Uno sguardo internazionale che non si limita a guardare, ma partecipa, attraversa, dialoga. Per preservare il delicato equilibrio ambientale del lago, l’accesso alla superficie ghiacciata resta volutamente limitato, una scelta coerente con il rispetto del patrimonio naturale dell’Engadina e con l’idea stessa dell’evento.
Ed è proprio da qui che The I.C.E. continua a evolversi. Non solo sul lago, ma sempre più come happening diffuso, capace di coinvolgere l’intera St. Moritz: mostre, installazioni, incontri e appuntamenti in location sparse nella città, dove l’automobile dialoga con l’arte, il design e l’architettura. Un racconto che si allarga senza perdere precisione.
The I.C.E. non è un evento che si consuma in due giorni. È un momento che si deposita.

Un lago che diventa sala da ballo, un inverno che comincia prima, quasi in punta di piedi. E St. Moritz che, ancora una volta, sceglie di raccontare l’automobile come cultura viva: un linguaggio capace di unire arte, tecnica e paesaggio in un gesto solo, destinato a sciogliersi lentamente nella memoria.

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