L’intelligenza artificiale è un fenomeno senza confini, dagli Stati Uniti all’Europa, passando anche per l’Asia, si tratta di una corsa irrefrenabile. Ieri a guidare questa corsa è stata la Cina, o meglio è stato il produttore di memoria e chip ChangXin Memory Technologies (Cxmt): al suo debutto alla Borsa di Shanghai, il titolo del quarto produttore mondiale di chip di memoria ha messo a segno un’impennata del 466%, chiudendo a 6,4 euro rispetto all’offerta iniziale di 1,1 euro. Durante le contrattazioni frenetiche, la capitalizzazione di Cxmt ha toccato il picco di 547 miliardi di dollari superando, almeno temporaneamente, perfino il gigante Tencent come società cinese di maggior valore.
L’operazione ha consentito alla società chip di raccogliere 8,5 miliardi di dollari attraverso la vendita di 6,7 miliardi di azioni, firmando la più grande quotazione in Borsa nella Cina continentale dal 2010. Acclamata in patria come la prova del riscatto tecnologico di Pechino, la società con sede a Hefei sta cavalcando un’inversione di tendenza straordinaria: dopo aver accumulato quasi 5 miliardi di euro di perdite nell’ultimo decennio, nel solo primo trimestre di quest’anno ha incassato 4,3 miliardi, sostenuta dalla forte domanda di memoria Dram per il settore dell’intelligenza artificiale. Secondo le stime di SemiAnalysis, la sua capacità produttiva potrebbe raggiungere i 350.000 semiconduttori al mese entro fine anno, avvicinandosi ai volumi del colosso americano Micron.
Che sia chiaro, la fame di Ia negli Stati Uniti non si è fermata, anzi. Nvidia è in trattative con OpenAI per garantire un finanziamento da 250 miliardi di dollari destinato alla realizzazione del più imponente hub di calcolo mai annunciato. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il progetto prevede il leasing per la creatrice di ChatGpt di un mega data center da 10 gigawatt nel sud dell’Ohio, sviluppato dalla divisione energetica di SoftBank in sinergia con risorse energetiche governative.
Insomma, che si guardi in Occidente o nel lontano Oriente non ci sono dubbi: la partita globale sull’intelligenza artificiale è diventata a tutti gli effetti una corsa industriale, finanziaria ed energetica senza precedenti, senza confini geografici e, probabilmente, temporali.
