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Delfin, Del Vecchio contro Strnad: le due maxi offerte a confronto

Stesso prezzo, ma orizzonti differenti. Da un lato la continuità familiare, dall’altro una gestione finanziaria. Ma Leonardo Maria ha un vantaggio collegato allo statuto della holding

Una maxi-offerta da 3,7 miliardi di euro per ciascun socio. Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, ha messo sul piatto una controproposta rispetto a quella, da circa 30 miliardi, avanzata da Michal Strnad, patron di Czechoslovak Group (Csg), per rilevare il 100% di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio.

Delfin, offerte a confronto
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La struttura dell’operazione: prezzo simile, ma due opzioni offerte da Lmdv

Il patron di Lmdv Capital, anch’egli titolare di una quota del 12,5% in Delfin, ha ottenuto la disponibilità del gruppo bancario americano Citi a organizzare un finanziamento fino a 22 miliardi. A differenza dell’imprenditore ceco, che propone un acquisto interamente in contanti, Del Vecchio articola la sua offerta in due opzioni: tutto in contanti, oppure la cessione immediata del 30% della partecipazione con pagamento cash e un’opzione per vendere il restante 70% in cambio di azioni EssilorLuxottica dopo 12-14 mesi, per chi vuole restare legato al gruppo. La proposta di Leonardo Maria riguarda almeno il 62,5% del capitale, fino a un massimo dell’87,5%, oltre alla quota già posseduta. Strnad punta invece all’intero capitale, pur prevedendo una soglia minima del 62,5% e indicando come preferibile il raggiungimento del 75%.

Quanto al prezzo, entrambe le proposte adottano lo stesso criterio di valutazione: uno sconto del 30% sul valore netto del patrimonio (Nav) della società, che viene stimato nell’ordine di 40-43 miliardi di euro. Il punto è che la sfida tra i due si svolgerà anche su piani differenti rispetto al prezzo. L’imprenditore italiano ha un vantaggio che gli è riservato dallo statuto: per il trasferimento delle quote a un socio esistente è prevista una maggioranza superiore ai due terzi dei titoli con diritto di voto. Per Strnad, che è un investitore esterno, la soglia sale invece a oltre l’88%: un ostacolo più difficile da superare, che richiederebbe il consenso anche dei soci intenzionati a rimanere nella holding.

Strnad vuole un nuovo statuto, Lmdv propone un patto su strategie e dividendi

Quanto al percorso futuro di chi resterà socio, Lmdv propone un patto parasociale su strategia, consiglio di amministrazione e dividendi, oltre a un’opzione di uscita con tempi e criteri di prezzo già stabiliti. Strnad prevede anch’egli un patto, ma chiede in più un nuovo statuto, approvato con l’88% del capitale, che preveda una politica dei dividendi «accettabile per gli investitori» che entrerebbero con lui. L’opzione di uscita per chi resta avrebbe invece condizioni ancora da definire.

Il nodo della quota di Basilico: per Lmdv non ostacola l’acquisto

Un altro nodo riguarda la partecipazione di Rocco Basilico, al centro di un contenzioso. Entrambe le proposte subordinano l’acquisto della sua quota a un accordo transattivo, ma con una differenza sostanziale. Leonardo Maria prevede espressamente che l’impossibilità di perfezionare l’acquisto delle quote di Basilico non impedisca né ritardi il completamento dell’operazione con gli altri soci aderenti. Strnad, invece, richiede che l’eventuale accordo sia raggiunto a condizioni per lui ragionevolmente accettabili. Un elemento che potrebbe incidere sul percorso negoziale e sui tempi dell’operazione.

Anche il calendario presenta alcune differenze. La proposta di Lmdv concede ai soci 30 giorni per aderire e prevede un periodo di esclusiva di 60 giorni per arrivare agli accordi definitivi. Quella di Strnad ha una validità di 30 giorni e ipotizza il completamento dell’acquisizione entro circa tre mesi dalla firma degli accordi vincolanti, subordinatamente però alla modifica dello statuto.

C’è poi il capitolo finanziario. Se Leonardo Maria indica in Citi il proprio interlocutore bancario, Strnad sostiene di avere già assicurato le risorse necessarie attraverso capitale e debito messi a disposizione da investitori e istituzioni finanziarie europee di primo piano. Nella documentazione, tuttavia, non vengono indicati i nomi dei finanziatori. Il patron di Csg contempla inoltre il coinvolgimento di altri investitori finanziari, la cui identità non è ancora precisata.

Un passaggio tutt’altro che secondario riguarda le autorizzazioni. Delfin è infatti il primo azionista di Mps e detiene partecipazioni rilevanti in Generali e UniCredit. Lmdv si impegna a strutturare l’operazione nel rispetto delle disposizioni sulle partecipazioni qualificate, sugli investimenti esteri e sulle offerte pubbliche obbligatorie. Strnad punta invece a costruire l’acquisizione, anche attraverso il coinvolgimento di altri investitori, in modo da evitare per quanto possibile la necessità di autorizzazioni preventive o il sorgere di obblighi di Opa. Qualora queste fossero comunque necessarie, diventerebbero condizioni per il perfezionamento dell’affare.

Si muove la politica: Gasparri “Non restiamo indifferenti alla vicenda di Delfin”

Sulla vicenda di Delfin, vero crocevia della finanza italiana, comincia a scendere in campo anche la politica. Al Giornale, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri aveva dichiarato che «la politica non può rimanere indifferente». E aveva aggiunto: «Purtroppo abbiamo visto casi drammatici come l’Ilva, dove azionisti stranieri hanno agito con cinismo, portando l’acciaieria al collasso. Una storia sulla quale sono poi intervenute anche le decisioni della magistratura che possono lasciare l’Italia senza acciaio. Per cui non chiedo interferenze improprie, ma attenzione. Lasciare Delfin esposta a scorribande sarebbe un atteggiamento superficiale». Oggi gli ha fatto eco Antonio Misiani, senatore e responsabile economico del Partito Democratico: «La vicenda Delfin non è una questione privata di famiglia: riguarda uno dei principali snodi del capitalismo italiano». Per questo, aggiunge, «è necessario che il governo vigili sul mantenimento sotto controllo italiano di una delle principali holding del Paese».

Lmdv: la carta della continuità familiare

La proposta di Leonardo Maria punta a conservare Delfin e la partecipazione strategica in EssilorLuxottica nell’orbita familiare, rivendicando la continuità con il progetto del padre. Strnad guarda invece alla holding come a un investimento di lungo periodo capace di generare flussi di cassa ricorrenti. Nella sua proposta cita espressamente le partecipazioni finanziarie in Generali e UniCredit e menziona, in prospettiva, anche Intesa Sanpaolo, che oggi non figura nel portafoglio di Delfin. Non viene invece delineato un piano specifico per EssilorLuxottica, il principale investimento della holding. Due visioni differenti, quindi: da una parte la continuità familiare, dall’altra una gestione di Delfin secondo una logica prevalentemente finanziaria e dai confini ancora poco definiti.

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