«C’è una corsa all’energia, di petrolio e gas e noi siamo in una posizione ottimale per dare una risposta a questa sfida. Non siamo mai stati così forti». Così l’ad Claudio Descalzi (in foto) ha commentato i conti di metà anno di Eni che non solo hanno ampiamente superato le attese, ma hanno anche infiammato il mercato (il titolo ha chiuso a +7%) dimostrando che la crescita record non è solo frutto di prezzi in rialzo delle commodity (petrolio e gas). A fare la differenza è stata l’efficienza nell’esplorazione e produzione e la stabilizzazione dei risultati arrivati dai satelliti della transizione. L’aumento del piano di buyback a 3,4 miliardi e la promessa di un possibile dividendo extra hanno fatto il resto.
Guardando ai numeri, nel secondo trimestre l’ebit proforma adjusted del gruppo è raddoppiato a 5,38 miliardi e così l’utile netto adjusted che ha raggiunto 2,3 miliardi.
Il dato è di 3,63 miliardi nel semestre, con un balzo del 43%. La generazione di cassa resta uno dei principali punti di forza: il cash flow operativo adjusted prima del capitale circolante è stato 4,47 miliardi, sufficiente a finanziare investimenti organici per 1,84 miliardi e a sostenere una remunerazione degli azionisti a 1,35 miliardi, tra dividendo e buyback. L’indebitamento finanziario netto si è invece attestato a 11,3 miliardi.
La parte del leone l’ha fatta soprattutto la divisione Exploration & Production. Nel trimestre la produzione di idrocarburi ha raggiunto 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno (+11% al netto dell’effetto prezzo). L’aumento è stato sostenuto dall’entrata a regime di nuovi progetti in Norvegia, Africa occidentale, Golfo d’America e Indonesia. L’utile operativo adjusted dell’E&P è balzato a 4,77 miliardi (+ 97%) beneficiando dell’incremento dei volumi,
della disciplina sui costi e del rialzo dei prezzi del petrolio.
Continua, in parallelo, la crescita dei business della transizione. Nel primo semestre Enilive e Plenitude hanno generato complessivamente 1,1 miliardi di euro di ebitda adjusted. Nel trimestre Enilive ha più che raddoppiato il proprio risultato operativo adjusted a 290 milioni, mentre Plenitude ha registrato un incremento del 70% a 230 milioni.
Ricordando che Eni ha 54 nuovi progetti in 13 paesi diversi, Descalzi ha chiarito che diversificare non basta. «Se si vuole vincere la sfida energetica si deve andare sul posto e sviluppare tutta la catena del valore, la mera compravendita non basta più».
