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FederlegnoArredo: servono politiche industriali a sostegno dell’export Made in Italy

Il presidente Claudio Feltrin: “La geografia dei mercati cambia, occorre diversificare e consolidare i risultati dopo il ritorno alla crescita del 2025. Il Salone del Mobile è un appuntamento strategico per aziende di ogni dimensione”

FederlegnoArredo: servono politiche industriali a sostegno dell’export Made in Italy

La filiera del legno-arredo italiana affronta il 2026 con un fatturato alla produzione che nel 2025 ha raggiunto 52,2 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2024, segnale positivo di stabilizzazione dopo il rallentamento del biennio precedente. Crescita sostenuta dal mercato interno che si è attestato 33 miliardi (+2%) grazie al comparto residenziale e alla dinamicità di quello non residenziale nonostante il progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali legati all’edilizia. Sul fronte dei mercati esteri le esportazioni sono rimaste stabili (+0,4%) per oltre 19,3 miliardi a fronte di un contesto internazionale complesso e segnato da andamenti disomogenei tra mercati maturi e nuove destinazioni.

La fotografia che esce dai Consuntivi elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo è quella di una filiera nel complesso resiliente, con una certa solidità del mercato interno e una geografia dell’export che cambia. Nuove sfide che si aprono dunque, a partire dal Salone del Mobile che si terrà in Fiera Milano dal 21 al 26 aprile e affronta la sfida della cultura del progetto e dell’abitare del futuro con una visione strategica innovativa, rivolta in particolare proprio agli scenari internazionali per sostenere una filiera che conta oltre 62.000 imprese, più di 292.000 addetti, produce il 4,3% del fatturato manifatturiero nazionale, il 14,5% delle imprese e il 7,6% degli addetti, con un contributo al Pil del 2,3%.

“Il 2025 segna un ritorno alla crescita per la nostra filiera, ma è molto probabile che si tratti di un equilibrio fragile, momentaneo. Non potrebbe essere diversamente, dato il contesto economico e geopolitico così complesso e sottoposto a cambi repentini di scenario che rendono inutili previsioni o ragionamenti a lungo termine” commenta Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo che aggiunge: “Va anche evidenziato come un andamento complessivamente positivo della filiera sia sostenuto in larga parte dal mercato interno che sembra aver risentito meno del previsto dello stop agli incentivi fiscali legati all’edilizia. L’export invece evidenzia segnali di rallentamento nei mercati tradizionali, a partire da Stati Uniti (2 miliardi) e Francia (2,9 miliardi) che hanno chiuso il 2025 rispettivamente a -3,9% e -1,5%. Gli Stati Uniti, che rappresentano quasi il 75% dell’export della filiera nel Continente con una quota del 10,7% sul totale, condizionano in modo determinante l’andamento complessivo dell’area”.

Sul fronte dell’export l’Europa si conferma il primo sbocco commerciale (il 66% del totale): la Francia, che mantiene il primo posto della Top Ten, è in lieve flessione dopo gli anni di forte crescita; la Germania (1,9 miliardi) ha avuto segnali di ripresa soprattutto nella seconda parte dell’anno e ha chiuso con in crescita (+ 2%). Prosegue l’andamento positivo della Spagna con 864 milioni (+1,7%) che supera nella Top Ten la Svizzera (860 milioni) mentre extra Ue il Regno Unito (1,3 miliardi) ha avuto una crescita sostenuta (+3,7%). Gli Emirati Arabi Uniti, (497 milioni) grazie al dato positivo del 2025 (+5,8%) guadagnano la settima posizione scavalcando la Cina ferma a 465 milioni (-5,9%). Austria e Paesi Bassi chiudono la Top Ten con + 0,2% e +7,1%.

Per quanto riguarda l’area del Medio Oriente interessata direttamente o indirettamente dalla guerra, rappresenta il 7% delle esportazioni totali della filiera e a fine 2025 ha segnato -1,5% complessivo nonostante il contributo positivo di Emirati Arabi Uniti e Israele che non sono stati però sufficienti a compensare la flessione dell’Arabia Saudita (-19,7%). Si tratta di dati antecedenti lo scoppio della guerra che evidenziano come l’area – esclusa appunto l'Arabia Saudita - cresce del 3,3%.

“Come possiamo vedere l’export nel suo complesso riesce al momento a tenere, seppur cambiando la geografia di riferimento per la nostra filiera: rallentano mercati storici come Francia e Stati Uniti, mentre crescono ad esempio l’Africa (+13,8%), gli Emirati Arabi (+5,8%), il Canada (+6,9%). Dagli Usa arriva intanto un campanello d’allarme che dobbiamo guardare con attenzione: l’export di mobili a gennaio 2026 registra una flessione del 28,5% rispetto a gennaio 2024 e invece la Ue ha aumentato le importazioni dalla Cina dell’1,3% mentre gli altri paesi extra UE, esclusa la Cina, calano dell’1,6% con una sostituzione nelle quote di mercato. Capiremo nei prossimi mesi se si tratta di un’eccezione o di un trend, in ogni caso è un segnale chiaro della necessità di diversificare sempre di più la nostra presenza internazionale, riuscendo a intercettare nuove opportunità in mercati meno tradizionali - spiega Claudio Feltrin.


“Il tema della competitività internazionale è quindi centrale ed è per questo che servono politiche industriali e di sostegno all’export per diversificare e consolidare i risultati che consentano al design Made in Italy di contribuire ancora attivamente alla bilancia commerciale del nostro Paese - conclude il presidente di Federlegno -.

Trasformazione che è al tempo stesso una sfida e un’opportunità e per questo il Salone del Mobile di aprile è un appuntamento ancor più strategico per aziende di ogni dimensione: il luogo in cui, con il minimo sforzo, si ottiene il massimo risultato nel confronto diretto con il mercato. Non esiste alternativa fisica, digitale o show room capace di offrire la stessa concentrazione di opportunità e visibilità, niente ha la stessa potenza e potenzialità”.

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