Da quando è stata lanciata, a ogni appuntamento con il management di Ferrari, l’attenzione cade soprattutto su Luce, la prima auto elettrica e a 5 posti di Maranello. E così è stato anche per la presentazione dei conti del terzo trimestre. Nessun numero è stato fornito sulle Luce richieste, ma solo che «le consegne per il 2027 sono state assegnate, le prima già entro il 2026» e che, come sottolineato dal ceo Benedetto Vigna, «abbiamo completate oltre 50 anteprime tra Usa, Europa, Medio Oriente e Asia Pacifico». Un dato orientativo si potrebbe conoscere nei prossimi mesi anche se, è abitudine di Ferrari, viene quantificato solo il volume complessivo delle vendite senza entrare nello specifico (3.368 vetture nei tre mesi: -1%). A Maranello, comunque, si continua a lavorare sull’alimentazione 100% a batteria. Unica cifra emersa, per di più astronomica, sono i 40 milioni di dollari con cui, a Pebble Beach (California), è stata battuta all’asta, in estate, la prima Luce. Il ricavato sarà devoluto a un’iniziativa educativa negli Usa e a Maranello.
Questi i conti del Cavallino rampante nel terzo trimestre: ricavi di 1,9 miliardi, Ebit superiore a 560 milioni (crescita a doppia cifra) e generazione di free cash flow industriale di oltre 565 milioni. Stime riviste al rialzo. Positiva la reazione di Piazza Affari con le azioni salite del 4,47% a 375 euro. Vigna, intanto, reduce dall’India per l’anteprima proprio di Luce, ha voluto rassicurare gli investitori: «Non ci sono impatti sugli ordini Ferrari legati a tensioni e incertezze globali; anzi, il portafoglio ordini continua a slittare in avanti anche nel 2028». «Tutto procede come da Capital market day - ha quindi aggiunto il ceo -: abbiamo una buona combinazione sotto il profilo della clientela e anche della distribuzione geografica. Per Luce registriamo interesse da persone di età varie e provenienti da Paesi diversi». Sui modelli futuri, infine, non pervengono anticipazioni, ma la conferma del mix di motorizzazioni nell’offerta: 40% termico, 40% ibrido e 20% elettrico. «Siamo il marchio italiano di maggior valore al mondo», la conclusione di Vigna.
