Nelle ore più difficili per il siderurgico di Taranto c’è chi non arretra di un passo. Ed è il gruppo americano Flacks che, nonostante il quadro di incertezza, ha deciso di alzare il velo sul piano green messo a punto con Danieli e Metinvest. Un’alternativa che, a questo punto, potrebbe essere presa in considerazione rappresentando un paracadute importante per i 10mila del siderurgico e per il futuro dell’acciaio italiano. Flacks ha richiesto un incontro alla presidenza del consiglio dei ministri per illustrare il piano messo a punto che prevede anche un impianto di riduzione Dri a basse emissioni (produzione di ferro senza altoforni).
«La decisione della Corte d’Appello di Milano» sullo stop entro 90 giorni dell’area a caldo «conferma che il futuro di Taranto non può più essere costruito sul modello industriale del passato. Serve una svolta tecnologica capace di coniugare produzione, occupazione, salute e tutela dell’ambiente», scrive Flacks, spiegando che «da questa visione nasce Flacksider, il nuovo progetto industriale elaborato dal tavolo tecnico di Flacks Group con la collaborazione di Danieli e Metinvest e che mette in campo le più avanzate tecnologie oggi disponibili a livello mondiale: due forni elettrici da 220 tonnellate, impianto di riduzione diretta del minerale (Dri), colata continua endless di ultima generazione, laminazione ad alta efficienza e un sistema integrato per l’aspirazione e il trattamento dei fumi, delle acque industriali e l’automazione digitale dell’intero processo produttivo.
Il progetto «è concepito secondo un’architettura modulare, che consente di incrementare progressivamente la capacità produttiva da 2,5 a 4,6 milioni di tonnellate mantenendo elevati standard di efficienza, qualità e sostenibilità. Il concept sviluppato da Danieli - viene spiegato - rappresenta una nuova generazione di impianti siderurgici, progettati per ridurre in modo significativo l’impatto ambientale e le emissioni rispetto al ciclo tradizionale, garantendo al tempo stesso elevata efficienza energetica, qualità produttiva e massima flessibilità operativa. Il progetto prevede una riduzione delle emissioni di Co2 superiore al 50% già nella configurazione base e fino all’86% con l’impiego dell’idrogeno».
L’obiettivo è «dimostrare che oggi è possibile produrre acciaio senza contrapporre il diritto al lavoro al diritto alla salute».
