Alla sbarra negli Usa con l’accusa di rendere Instagram e Facebook fonte di dipendenza per i minori, Meta raggiunge un accordo con circa quaranta stati Usa per porre fine alle cause legali. Con l’accordo, che arriva mentre è in corso il processo in California, il colosso di Mark Zuckerberg si impegna a pagare fino a 16,7 miliardi di dollari e a imporre restrizioni alle proprie app per gli adolescenti. Una notizia che fa subito salire i titoli a Wall Street, con un +4,1%. Nell’ambito del patteggiamento, Meta concorda di imporre limiti giornalieri predefiniti (non oltre due ore di utilizzo) e blocchi notturni per gli utenti adolescenti dei suoi social media, di potenziare i sistemi di verifica dell’età per impedire ai minori di accedere a contenuti inappropriati e di fornire ulteriori strumenti ai genitori. La bozza di intesa depositata ieri, che richiede ancora l’approvazione di un giudice federale a Oakland, non contiene invece alcuna ammissione di colpa da parte del gigante di Zuckerberg. «Garantire agli adolescenti un’esperienza sicura e produttiva sulle nostre piattaforme è un imperativo assoluto per Meta. Vogliamo agire nel modo giusto per genitori e ragazzi. Ecco perché abbiamo collaborato con i procuratori dei vari stati per definire un nuovo standard di settore», afferma l’azienda sottolineando che il pagamento del patteggiamento sarà distribuito annualmente nel corso di 10 anni. La società precisa inoltre che dovrebbe sostenere 10 miliardi di spese legali in relazione all’intesa e invita gli altri colossi social ad adottare gli stessi standard.
«Questo quadro normativo sarà efficace solo se verrà adottato anche dai nostri concorrenti», commenta il chief legal officer di Meta, C.J. Mahoney, citando TikTok e YouTube. «Gli adolescenti passano da un’app all’altra continuamente - prosegue - abbiamo quindi bisogno di una soluzione che coinvolga l’intero settore». Le restrizioni, per ora, si applicheranno esclusivamente agli adolescenti residenti negli stati firmatari, e l’accordo specifica che non costituisce un precedente per altre aree geografiche, «né per alcuna giurisdizione internazionale». L’annuncio arriva ad una settimana dall’avvio del procedimento in California, preceduto da due sentenze storiche sfavorevoli a Meta in cause analoghe a Santa Fe (New Mexico) e Los Angeles. La coalizione di stati ha accusato Meta di aver progettato le proprie piattaforme per mantenere gli adolescenti incollati allo schermo, di aver mentito sull’impatto sui minori e di aver violato le leggi federali sulla raccolta di dati relativi a bambini di età inferiore ai 13 anni. Le richieste di risarcimento e sanzioni ammontavano fino a 200 miliardi di dollari, e l’intesa risolve anche quindici cause presso tribunali statali. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, plaude alla decisione, che «renderà i social media meno pericolosi per i minori», e sottolinea le «trasformazioni radicali» che Meta ha accettato di attuare «in pochi mesi».
