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Musk porta in tribunale Mr ChatGpt: «Pensa solo ai profitti di Microsoft»


Secondo il fondatore di Tesla, Altman ha violato le regole di OpenAi

Musk porta in tribunale Mr ChatGpt: «Pensa solo ai profitti di Microsoft»

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Elon Musk non è uomo che si sottrae ai riflettori. Ed è tornato a far parlare di sé con una nuova battaglia: stavolta il fondatore di Tesla ha fatto causa alla società di ricerca sull’intelligenza artificiale OpenAI (produttore di ChatGpt), supportata da Microsoft, e al suo ceo, Sam Altman. Secondo il miliardario sudafricano, che è stato uno dei fondatori di OpenAI nel 2012, l’alleanza con il gigante dell’informatica ha comportato l’abbandono da parte di OpenAI della missione fondativa di sviluppare l’intelligenza artificiale «a beneficio dell’umanità». Musk ha affermato che, quando aveva finanziato la creazione di OpenAI nel 2015, aveva chiuso un accordo con Altman e Greg Brockman, il presidente, per fare sì che la società di intelligenza artificiale restasse un’organizzazione no-profit. Secondo Musk, che aveva lasciato la società nel 2018 per disaccordi con Altman, l’accordo fondativo è stato disatteso e quindi ha intentato causa alla Corte Superiore di San Francisco per violazione del contratto, violazione del dovere fiduciario e pratiche commerciali sleali. OpenAI, prosegue la denuncia, sta sviluppando un software di intelligenza artificiale «per massimizzare i profitti per Microsoft, anzichè a beneficio dell’umanità». L’obiettivo è arrivare a un’ingiunzione per impedire a chiunque, inclusa Microsoft, di beneficiare della tecnologia OpenAI.

La pietra dello scandalo è stata l’ultimo modello di intelligenza artificiale GPT4, che secondo Musk ha violato la soglia dell’intelligenza artificiale generale, in cui i computer funzionano a un livello pari o superiore a quello dell’intelligenza umana. Al tribunale il verdetto. Nel testo della causa, Musk rivela inoltre che OpenAI sta costruendo anche un altro modello, Q*, che sarà ancora più potente e capace di GPT4.

Si apre quindi un nuovo fronte per la casa madre di ChatGpt, che lo scorso novembre aveva conosciuto una burrasca dopo il licenziamento di Altman, poi ritrattato sulle pressioni della stessa Microsoft e del suo ceo, Satya Nadella, che ha lavorato per ricucire lo strappo e tutelare il suo pingue investimento da 13 miliardi di dollari. La situazione era deflagrata dopo che Altman stava progettando uno sviluppo commerciale più ambizioso dell’azienda.

Cosa che era risultata indigesta al board della società, che lo aveva messo in minoranza e allontanato per poi tornare sui suoi passi.

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