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Nexi investe e fa pulizia. Ma scivola sui dividendi

Bertoluzzo: "Il piano punta a crescita sostenibile"

Nexi investe e fa pulizia. Ma scivola sui dividendi
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Meno remunerazione nel breve termine, più costruzione di valore nel lungo periodo. C'è questo dietro al capitombolo in Borsa per Nexi, che nel giorno della presentazione del suo piano industriale ha chiuso la seduta con un -16,6% a 2,82 euro. Il gruppo guidato da Paolo Bertoluzzo (in foto) ha dichiarato che per il periodo 2026-2028 prevede di pagare agli azionisti 1,1 miliardi di cedole, con un aumento di almeno il 5% annuo della cedola rispetto agli 0,3 euro del 2026. Un annuncio che forse ha deluso il mercato, che si aspettava una distribuzione superiore agli azionisti e magari un riacquisto di azioni. «Il periodo di mercato non è particolarmente sereno», è stato il commento del ceo Bertoluzzo interpellato sul forte ribasso del titolo. «Abbiamo presentato un piano che prevede investimenti per garantire una crescita sostenibile di lungo periodo». Nexi vuole rinnovarsi, in un settore dei pagamenti che è in continua trasformazione: il gruppo non è solo una fintech, ma una importante infrastruttura tecnologica europea a servizio dei pagamenti. Tuttavia, «non tutti gli investitori apprezzano questo tipo di prospettiva», aggiunge Bertoluzzo, «magari qualcuno si aspettava più ritorno di breve e qualcun altro, soprattutto gli americani, si aspettava un bayback». Ma, ribedisce il top manager, «noi onestamente abbiamo la responsabilità di garantire all'azienda una crescita sostenibile di lungo periodo, generazione di cassa nel tempo e restituzione di valore ai nostri azionisti». Secondo il ceo garantire, come quest'anno, un dividendo che cresce del 20% «è molto coerente con questa prospettiva, che è una prospettiva di lungo periodo e di sostenibilità».

Sui ribassi di Borsa può avere avuto un peso anche il fatto che la generazione di cassa a 2,4 miliardi sia inferiore alle attese di 2,6. Inoltre, il gruppo ha annunciato una svalutazione tecnica dell'avviamento di alcune acquisizioni passate come Sia e Nets per 3,7 miliardi (che non inciderà su cassa e dividendi). Il che si è tradotto in una perdita di 3,4 miliardi, a fronte di un utile (al netto degli elementi straordinari) di 783,3 milioni (+7,2%). In cassa rimarranno 1,3 miliardi da destinare alla riduzione del debito o a piccole acquisizioni o a irrobustire la remunerazione dei soci.

Il gruppo di recente ha avuto un ricambio degli azionisti: sono usciti i fondi Advent e Bain, che hanno venduto il 9% totale in loro possesso. Tra i big del capitale attuale si segnalano il fondo di private equity Usa Hellman & Friedman che ha oltre il 22% e la Cassa depositi e prestiti con il 19,1 per cento. «Stiamo avendo un ricambio nel nostro azionariato tra investitori che magari diversi anni fa avevano comprato un titolo più growth (sono i titoli ad alto potenziale di crescita, ndr), con meno attenzione alla cassa, e oggi siamo una realtà diversa che ha una crescita che vuole essere sostenibile, genera cassa e dà ritorno agli azionisti».

Insomma, è in atto un cambiamento di pelle che doveva ancora essere digerito dal mercato. L'ad ha tuttavia sottolineato che il gruppo genera 800 milioni di cassa, facendo notare come la valutazione di Borsa del titolo abbia potenziale di apprezzamento.

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