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Stellantis non vende e resta a Cassino

Filosa: "Sceglieremo tra due partner. Un miliardo per i veicoli commerciali ad Atessa"

Stellantis non vende e resta a Cassino
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Il rilancio della produzione di Stellantis in Italia avrà nelle partnership un punto fondamentale. In pratica, anche nella Penisola il gruppo si appresta ad avviare accordi con altre società sul modello di quanto è stato deciso Oltreconfine: in Spagna, a Madrid e Saragozza, con il socio cinese Leapmotor, e in Francia, a Rennes, attraverso la joint venture con Dongfeng. Modena, la casa di Maserati, e Cassino (Frosinone) sono i due impianti il cui futuro è legato a partnership collaborative, come le ha descritte il ceo Antonio Filosa. «Di sicuro - ha ribadito il top manager, in audizione alle Commissioni attività produttive di Camera e Senato - né Cassino né Maserati saranno cedute».

A due giorni dall'incontro del capo europeo Emanuele Cappellano con i sindacati, Filosa ha fornito ulteriori dettagli sui progetti in Italia all'interno del piano globale da 60 miliardi. «Spero di portare importanti novità da Cassino prima di dicembre - l'auspicio del ceo - a beneficio anche della filiera. Abbiamo in mente di lavorare insieme a un partner a Modena e Cassino per il futuro di Maserati». La scelta è tra due partner. Le E-car previste a Pomigliano? «Il programma sarà realizzato con un soggetto per il quale si sta finalizzando l'intesa. La modalità che governa la nostra partnership sarà più o meno la stessa: 51% a noi, 49% al socio. Si lavorerà su questi aspetti: distribuzione delle vetture; condivisione degli asset manifatturieri nei siti esistenti e in quelli che aggiungeremo; sviluppo di tecnologie e delle filiere locali. A Pomigliano, inoltre, faremo due modelli, ma spero tre». Atessa, il più grande polo europeo per la produzione di furgoni, riceverà investimenti per 1 miliardo. «E lo facciamo - la precisazione di Filosa - come conferma che non vendiamo o delocalizziamo, bensì per rimanerci, sviluppare e aumentare la produzione». Tutte risorse fresche per Atessa che vedrà nascere, insieme agli altri furgoni, il nuovo Ducato nel 2029, oltre ai 5 miliardi, da qui al 2030, a beneficio del gruppo per l'innovazione. «La nostra è una visione chiara - così Filosa in aula -: nel 2025 abbiamo iniettato in Italia 2 miliardi a livello industriale e circa 1 miliardo in ricerca e sviluppo». Confermata anche l'attenzione verso i fornitori del Paese.

Filosa ha quindi ricordato come l'azienda si trovi a operare in un contesto i cui costi dell'energia sono sfavorevoli: i primi tre mesi hanno significato 205 euro in media a MWh, contro i 100 in Francia e i 90 in Spagna. «Quattro le azioni positive di svolta - il commento di Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione di Montecitorio - : Made in Europe per favorire progettazione e componentistica locali, e contrastare la concorrenza cinese; investimenti in innovazione nel rispetto della neutralità tecnologica; sviluppo di utilitarie per famiglie con costi accessibili; nuovi furgoni da produrre in Italia».

«Ora si tratta di rendere il tutto fattibile, ma per arrivare a ciò bisogna liberare l'Europa dalle macerie del Green Deal», l'analisi del ministro Adolfo Urso.

E l'industriale bresciano Marco Bonometti (Omr): «Questa visione industriale conferma la centralità dell'Italia e si inserisce nel solco degli insegnamenti di Sergio Marchionne e della strategia indicata dal presidente John Elkann».

Stellantis ha infine annunciato l'asse con Uber e Wayve per lo sviluppo di robotaxi. I servizi di mobilità autonoma riguarderanno Londra, Tokyo e altre 10 città già da quest'anno.

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