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Vw, giorno della verità sul piano maxi-esuberi

Pesa la crisi, 350mila a rischio nella filiera Ue

Vw, giorno della verità sul piano maxi-esuberi
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Per il gruppo Volkswagen è arrivato il giorno della verità. Il ceo Oliver Blume, infatti, si presenterà davanti al consiglio di sorveglianza per scoprire le carte sul suo piano di ristrutturazione lacrime e sangue: almeno 100mila i lavoratori, su un totale globale di oltre 650mila, da mandare a casa e stop a quattro impianti in Germania. Per non parlare delle indiscrezioni sul destino dei due preziosi gioielli italiani Lamborghini e Ducati: possibili cessioni o quotazioni? Per Blume e gli altri vertici del gruppo non sarà una giornata facile: la Bassa Sassonia, azionista di riferimento, si è dichiarata contraria a chiusure di fabbriche, mentre Il sindacato Ig Metall ha indetto una giornata di protesta in tutti gli stabilimenti. A Wolfsburg, inoltre, si terrà una manifestazione davanti al quartier generale di Volkswagen, alla quale parteciperà anche la presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo.

Il piano lacrime e sangue del gruppo guarda soprattutto alla necessità di una drastica riduzione dei costi determinata dal sempre più difficile scenario del mercato e dall'inarrestabile ascesa in Europa dei big cinesi. Ma a pagare le conseguenze della crisi tedesca (anche Bmw e Mercedes non se la passsno bene problemi) saranno anche le filiere europee della componentistica che hanno in Volkswagen un cliente fondamentale. Solo per l'Italia i rapporti commerciali con il settore automotive tedesco vale circa 5 miliardi l'anno.

L'allarme, in generale, è già suonato. L'ultimo Global Automotive Outlook di AlixPartners pone in evidenza i dati diffusi da Clepa, l'associazione europea dei fornitori: fino a 350mila i posti di lavoro a rischio, su 1,7 milioni in tutto, entro il 2030, di cui 100mila negli ultimi due anni. «È in corso una ricalibrazione traumatica dell'industria automotive europea - spiega Dario Duse (AlixPartners Emea) - : vanno perseguiti riallineamenti della capacità attraverso cessioni, contract manufacturing e riconversioni sulla catena di fornitura».

L'automotive, sottolinea la società, è per il secondo anno di seguito prima tra le industrie più disrupted. Tra le cause, i volumi stagnanti e la competizione tecnologica e avanzata dei cinesi che comprimono i margini dei gruppi con la progressiva erosione delle riserve finanziarie accumulate.

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