Gli azzurri del rugby rialzano la testaE preparano il match con l'Inghilterra

L'Italia del rugby si interroga sulle cause del disastroso esordio nel 6 Nazioni 2012. Sotto accusa non c'è la mischia, eroica come al solito, ma la consueta palese inadeguatezza della linea dei tre quarti

Mentre già si prepara la partita di sabato prossimo contro l'Inghilterra, nello scenario affascinante di uno Stadio Olimpico tutto esaurito al suo battesimo con la palla ovale, l'Italia del rugby si interroga sulle cause del disastroso esordio nel 6 Nazioni 2012. Aldilà della chiacchiere sulla onorevole sconfitta, sentite già mille volte sotto la gestione di Nick Mallett, il nuovo coach Brunel sta lavorando in queste ore all'esame al microscopio della partita allo Stade de France, terminata con un eloquente 30-12. Sotto accusa non c'è la mischia, eroica come al solito, ma la consueta palese inadeguatezza della linea dei tre quarti: una prestazione al di sotto di ogni aspettativa, cui Brunel sta cercando di porre riparo chiamando in azzurro forze fresche. Da qui nasce la convocazione per la partita dell'Olimpico di Luca Morisi, giovane tre quarti - centro milanese.

Ai vecchi e ai nuovi del gruppo, Brunel sottoporrà fino allo sfinimento le analisi e i filmati della partita di Parigi. Il rugby è a suo modo una scienza esatta, e le statistiche del match - diffuse oggi dal Comitato organizzatore del 6 Nazioni, aiutano molto a capire i punti deboli della squadra italiana.

Prendiamo ad esempio il dato sul tempo trascorso dagli azzurri nella metà campo avversaria: nel primo tempo, la bellezza di 20,48 minuti, molto più di quanto i francesi siano rimasti dalle nostre parti. In apparenza è un dato confortante. In realtà è la conferma della incapacità azzurra a concretizzare i propri sforzi: combattiamo, sudiamo, conquistiamo terreno palmo a palmo, ma non riusciamo a segnare. Anzi, segnano gli altri. E vale la pena di notare che nel secondo tempo, da questo punto di vista, l'Italia crolla: solo 14,36 minuti nella metà campo francese, mentre ibivaccano quasi in permanenza sul nostro territorio. E' la dimostrazione di un crollo psicologico ancor primo che fisico, la prova di quella carenza nella tenuta mentale che forse è il più grave dei nostri handicap.

Dominiamo, confermano le statistiche, nelle ruck: cioè nella fase del gioco in cui la compattezza e la determinazione della mischia sono più importanti. Ma quando poi la palla esce, sono dolori. L'Italia di Brunel, come quella di Mallett, non placca. Le statistiche lo dimostrano: nel corso del match, i francesi hanno placcato 99 volte, gli italiani solo 64. Una differenza di oltre il 33 per cento. E il guaio è che, su quasi cento placcaggi, i francesi ne hanno sbagliati solo 3. Noi, dei nostri 64, siamo andati a farfalle 9 volte. E quasi sempre i blues sono andati in meta. Buon lavoro, monsieur Brunel.