I dati preliminari diffusi oggi dall’Istat disegnano un’Italia che continua a crescere e consolida il risanamento dei conti, ma che resta ancora agganciata alla procedura europea per deficit eccessivo. Nel 2025 il rapporto tra indebitamento netto e Pil si attesta al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma leggermente peggiore rispetto al 3% indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica.
È un decimale che pesa. Perché proprio quel decimale impedisce, almeno allo stato attuale, l’uscita dalla procedura di infrazione e, di conseguenza, l’accesso al prestito Safe collegato al piano ReArm Europe, che il governo aveva subordinato al rientro sotto la soglia prevista dalle regole Ue. A quel finanziamento era collegato l’incremento annuo delle spese militari fino allo 0,2% del Pil nel 2028. Va ricordato che si tratta di dati provvisori, suscettibili di revisione nei prossimi mesi, ma allo stato attuale il margine è più stretto del previsto.
Sul fronte macroeconomico, il quadro è coerente con l’impostazione prudenziale dell’esecutivo. Il Pil reale nel 2025 cresce dello 0,5%, esattamente in linea con le stime contenute nel Dpfp. In valori correnti il prodotto interno lordo raggiunge i 2.258 miliardi di euro, con un aumento del 2,5%. La crescita è trainata soprattutto dalla domanda interna: al netto delle scorte contribuisce per 1,5 punti percentuali alla variazione complessiva, mentre pesano negativamente la domanda estera netta e la dinamica delle scorte, segno di un contesto internazionale ancora instabile.
Sul dato del deficit è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha collegato l’andamento dell’indebitamento anche all’impatto residuo degli incentivi edilizi. “È un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini, causa principale del dato di oggi”. Il riferimento è alla coda finanziaria della misura che, secondo gli ultimi aggiornamenti, ha generato detrazioni per oltre 130 miliardi di euro su lavori conclusi a fine gennaio di cui 85 miliardi proprio per i condomini. Il costo complessivo è stimato attorno ai 170 miliardi per le casse pubbliche. Una dinamica che continua a riflettersi sui saldi anche dopo la sostanziale chiusura dell’incentivo.
Particolarmente significativo il rimbalzo degli investimenti fissi lordi, che salgono del 3,5%, insieme a un aumento dei consumi finali nazionali dello 0,9%. L’occupazione, misurata in unità di lavoro, cresce dell’1,3%, mentre i redditi da lavoro dipendente segnano un +3,8%. Numeri che raccontano un’economia che, pur senza strappi, continua a muoversi in avanti e trova nella domanda interna il suo principale motore.
Anche sul versante dei saldi pubblici i segnali sono di miglioramento strutturale. Il saldo primario sale allo 0,7% del Pil, rispetto allo 0,5% dell’anno precedente. Le entrate crescono del 4,5% e il saldo corrente migliora in modo significativo. Tuttavia, aumenta la pressione fiscale, che passa dal 42,4% al 43,1%, e cresce, seppur in misura più contenuta rispetto al 2024, la spesa per interessi, in rialzo dell’1,9%.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a ottobre aveva rivendicato una linea di “ferma e prudente responsabilità che tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee ma nel quadro delle misure imprescindibili a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese”. E occorre dire che i numeri forniti dall’Istat non deviano dalla traiettoria impostata dal Dpfp che prevede un deficit programmato al 2,8% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028, e una dinamica del debito in riduzione a partire dal 2027.
Il 3,1% del 2025 segnala che il rientro è in atto, ma non ancora sufficiente per chiudere formalmente la partita con Bruxelles. Il governo punta sulla crescita, sugli investimenti e su una ricomposizione del prelievo fiscale a favore del lavoro per consolidare il miglioramento nei prossimi anni. Per ora, però, l’Italia resta dentro la procedura e deve rinviare l’accesso agli strumenti finanziari collegati alla sua uscita.
La fotografia è quella
di un Paese che tiene, che migliora e rafforza il saldo primario, ma che deve ancora completare l’ultimo tratto del percorso per riconquistare pienamente margini di manovra in Europa. Un cammino stretto, ma già tracciato.