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A Bad Bunny e Gaga gli Oscar del pop tra le battute stonate contro Trump

Ma pochi sottolineano le accuse dei musicisti contro la IA e la censura social

A Bad Bunny e Gaga gli Oscar del pop tra le battute stonate contro Trump
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Prendiamo per esempio i Grammy Awards che sono gli Oscar della musica mondiale e l'altra sera sono andati in scena alla Crypto.com Arena di Los Angeles con gigantesca rilevanza planetaria. Un elenco di vincitori lungo ed esauriente che mediaticamente (si dice così no?) è stato schiacciato dagli inevitabili slogan e dalle crasse battute (del presentatore Trevor Noah) contro Trump e la sua amministrazione. Come spesso accade, si parla più delle parole dei cantanti che delle parole delle canzoni. "Prima di ringraziare Dio, dirò una cosa: Ice out (l'Ice deve andarsene - ndr)" ha detto il grande vincitore della serata Bad Bunny, portoricano, primo a conquistare la statuetta più ambita di tutte, quella di Album dell'Anno, con un disco quasi interamente in spagnolo, Debi tirar más fotos. Che l'Ice resti o vada via, comunque Bad Bunny tra pochi giorni sarà il protagonista dell'esibizione all'"half time" del Superbowl, di gran lunga l'evento più seguito della tv americana, seguito da tutti, anche da chi applaude l'Ice.

Anche altre popstar come Billie Eilish e il fratello Finneas, Justin Bieber, Joni Mitchell eccetera hanno indossato le spillette "Ice Out" e "Be Good" in onore delle vittime degli scontri tra federali e civili. Molti, anche durante il red carpet, hanno criticato il nuovo corso americano, anche con critiche stravaganti come quella di Billie Eilish: "Nessuno è illegale in una terra rubata". Rubata a chi? In sostanza, il Grammy più grande l'ha vinto la contestazione che, per carità, è legittima ma diventa paradossale se ruba attenzione al protagonista della serata, cioè la musica. Per capirci, ciclicamente i Grammy Awards si politicizzano e, con sufficiente prevedibilità, si politicizzano quando alla Casa Bianca non c'è un democratico. Fa parte del gioco. "I Grammy sono inguardabili, il conduttore è un perdente" ha in sostanza commentato Trump, preso di mira dal presentatore con battute come "ogni artista vuole vincere un Grammy quanto Trump vuole la Groenlandia ha detto Trevor Noah, alla sua ultima conduzione dei Grammy -, visto che l'isola di Epstein non c'è più e a lui ne serve un'altra in cui andare in giro". E mentre andava in scena il campionato anti Trump, ai Grammy c'erano altre gare, ad esempio quelle sul look con una Lady Gaga "piumata", l'icona della Gen Z e della comunità LGBTQI+ Chappell Roan a seno nudo con abito "attaccato" ai capezzoli, omaggio a un capo di Thierry Mugler, poi Justin Bieber praticamente in mutande sul palco, Sabrina Carpenter bellissima, Kelly Osbourne magrissima e commossa dall'omaggio al papà Ozzy di Post Malone, Slash, Chad Smith e Duff McKagan con War pigs. E se Bad Bunny ha preso il premio più ambito, Kendrick Lamar ha vinto 5 statuette diventando il rapper più premiato di sempre 27 in totale), Lady Gaga con Mayhem è stata premiata per il miglior album pop e Olivia Dean è diventata la miglior esordiente. La lista è lunghissima e comprende pure un Grammy a Steven Spielberg come produttore del disco Music for John Williams (così è entrato nel "Club degli Egot", quelli che hanno vinto almeno un Emmy Award, un Oscar, un Tony Award e un Grammy, praticamente il meglio). Anche il Dalai Lama è stato premiato per il miglior audiolibro (Meditations: the reflections of His Holiness Dalai Lama) con rituale contestazione del ministero degli esteri cinese. Ma, al di là della contabilità di premi e battute anti Trump, i Grammy si sono confermati una macchina con la musica davvero al centro, lasciando decidere i premi solo a chi la musica la fa davvero: artisti, produttori, sound engineer, autori e turnisti. E il risultato è che l'orizzonte dei premiati è giustamente vastissimo.

Infine un appunto.

L'eco gigantesca delle accuse a Trump, che hanno tanti trampolini da cui lanciarsi, hanno coperto quelle che invece sono

esclusivamente musicali, ossia il dannoso utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nel pop e il controllo, meglio, la censura, dei social network anche in materia musicale. Forse ai Grammy si dovrebbe parlare più di questo che di altro.

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