Enrico Lagattolla
«È una grave sconfitta per chi predica da anni la necessità di favorire lintegrazione della comunità cinese nel tessuto sociale dei quartieri che gravitano intorno a Paolo Sarpi». La stoccata arriva puntuale. Massimiliano Orsatti, segretario provinciale della Lega, ha da poco appreso la notizia. I militari della Guardia di Finanza hanno appena individuato una banca clandestina nel cuore della «Chinatown» milanese.
Dietro le facciate di un ufficio di «money transfering» e di unassicurazione, gli uomini del Nucleo speciale Polizia valutaria hanno scoperto unimpeccabile macchina creditizia in cui «a ogni cliente - spiega il colonnello delle Fiamme gialle Fabio Canziani - veniva consegnato un libretto rosso con i movimenti in dare e avere». Quattro uomini e una donna sono stati denunciati per esercizio abusivo della mediazione creditizia, attività bancaria abusiva, omesso controllo in atti bancari e finanziari. Due sono cinesi, un uomo di 35 anni, titolare dellattività, e una donna di trenta. Gli altri sono tre italiani, un agente finanziario e due dipendenti di un importante istituto di credito.
La «Chinabank» sfruttava la regolare collaborazione con la «Money Transfer», associando così la propria attività al noto marchio. E, scoperchiato il vaso, è emerso un volume daffari pari a 40 milioni di euro, con 217mila euro in contanti e altri 121mila in titoli di credito sequestrati, 949 correntisti scoperti (tutti di nazionalità cinese), servizi di finanziamento e assicurazione, erogazione di mutui per oltre cinque milioni di euro.
«La prova che il benessere i cinesi di Milano lhanno già raggiunto». Logica verde-Lega, Orsatti insiste: «Riteniamo doveroso che il Comune interrompa qualsiasi finanziamento e patrocinio di iniziative pseudo-culturali organizzate da associazioni che ingrassano sulle spalle dei contribuenti milanesi». Parole mirate, il bersaglio è quel «progetto Chinatown» finanziato dagli assessori Manca, Predolin e Goggi. Più o meno, 300mila euro da spendere in uno sportello informativo già attivo in piazza Gramsci, in indagini sullinserimento dei cinesi nel tessuto milanese svolte da vari istituti e università, nei volantini e nelle pubblicazioni bi-lingue «che - spiegano dallassessorato alla Sicurezza del Comune di Milano - avvicinino la comunità cinese alla nostra cultura e alle nostre istituzioni».
Da Palazzo Isimbardi a Palazzo Marino, le stesse bordate.
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