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Banche, 13 miliardi per il risiko

Ecco le munizioni delle big. E il Senato dà l'ok al nuovo Golden Power

Banche, 13 miliardi per il risiko
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Le banche sono pronte per la nuova stagione del risiko bancario dopo un 2025 pirotecnico. Gli analisti si aspettano nuove mosse dei big italiani e, in effetti, le avvisaglie ci sono tutte se si va a vedere i miliardi di capitale in eccesso dei più grandi istituti. Non è detto che questo venga impiegato per intero per acquisizioni, potrebbe essere alla fine restituito in tutto o in parte agli azioni con cedole e riacquisti di azioni per sostenere il titolo. Ma certo avere tanto fieno in cascina apre prospettive diverse e rende possibile anche un colpo di mano. L'osservata speciale in tal senso è Unicredit, con l'istituto guidato da Andrea Orcel che potrebbe arrivare a spendere fino a 6 miliardi di euro di capitale in eccesso in base ai dati comunicati nei primi nove mesi del 2025.

Chi si muove con più discrezione, invece, è Intesa Sanpaolo, con l'amministratore delegato Carlo Messina che più volte ha ribadito di non essere interessato a partecipare al risiko italiano né di voler affondare il colpo sulle Generali. Chiaramente, però, gli scenari possono mutare velocemente e la prima banca italiana dovrebbe avere 4,3 miliardi di capitale in eccesso rispetto agli obiettivi di capitalizzazione indicati nel suo piano (un Cet 1 superiore al 12,5%), una potenza di fuoco più che sufficiente per pensare a qualsiasi evenienza.

Il nuovo gruppo Mps-Mediobanca allo stesso modo è ambizioso. L'amministratore delegato di Montepaschi, Luigi Lovaglio, non ha esitato a schierare la banca come protagonista delle prossime fasi del risiko. Basti pensare che a Rocca Salimbeni, dove sono in corso i lavori per il nuovo piano industriale, già ora dispongono di circa 2,5 miliardi di capitale in eccesso rispetto all'obiettivo per il 2026 di mantenere un Cet 1 al 14 percento.

Tutte le prime cinque banche italiane - Unicredit, Intesa, Banco Bpm, Mps e Bper - sono largamente al di sopra del requisito minimo regolamente Srep stabilito dalla Banca centrale europea per il 2026. Per esempio, Bpm a fronte di un requisito minimo di 9,5% ha già ora un Cet 1 del 13,5% e l'obiettivo di raggiungere il 14% nel corso di quest'anno. La stessa Bper, che per il 2027 ha un obiettivo di Cet 1 superiore al 15%, ha un ampio cuscinetto sul requisito Srep minimo al 9,4 percento.

Intanto, ieri è arrivato il Disco verde del Senato alla fiducia chiesta dal Governo al Dl Transizione 5.0. Il testo, che passa alla Camera, disciplina il credito d'imposta di Transizione 5.0 e la cornice normativa per l'individuazione delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili. Ma il grande elemento di novità è la nuova normativa sul Golden Power, che aveva fatto scaturire un attrito con la Commissione europea dopo che il governo aveva imposto rigidi paletti per le nozze tra Unicredit e Banco Bpm.

La modifica della normativa andrà probabilmente a chiudere la possibile procedura d'infrazione per l'Italia attraverso una sorta di compromesso che, da una parte, riconoscendo la sicurezza economica (come chiesto dal ministero dell'Economia) tra i criteri per attivare la procedura e, dall'altra, per banche e assicurazioni i poteri Golden Power saranno esercitabili dopo il completamento dei procedimenti prudenziali della Banca centrale europea e di concorrenza della Commissione Ue.

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