La Banca d’Italia guidata da Fabio Panetta rivede al rialzo le stime sull’economia italiana e si allinea al quadro disegnato dal governo. Nel Bollettino economico di ottobre, pubblicato insieme alle nuove proiezioni macroeconomiche, Via Nazionale stima una crescita del Pil dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. Rispetto all’esercizio di giugno, il ritocco è di 0,4 punti percentuali per l’anno in corso e di 0,3 per il prossimo, mentre per il 2028 la limatura è di un decimo. Le cifre sono corrette per il numero di giornate lavorative: al netto di questa correzione l’aumento del prodotto sarebbe dell’1% quest’anno, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,6% nel 2028. Quell’1% per il 2026 coincide esattamente con la stima contenuta nel Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, mentre per il 2027 la previsione di Palazzo Koch si colloca tra lo 0,6% del quadro tendenziale e lo 0,8% di quello programmatico del Mef. Le nuove stime, peraltro, superano quelle del Fondo monetario internazionale, fermo allo 0,8% per quest’anno e allo 0,6% per il prossimo, e staccano nettamente quelle della Commissione europea, che a maggio indicava appena uno 0,5%. Lo stesso Bollettino sottolinea che «per il biennio 2026-27 le proiezioni di crescita e inflazione riportate in questo riquadro sono simili a quelle formulate più di recente dai principali previsori istituzionali».
Difesa ed energia, la spinta delle scelte del governo
Alla base della revisione c’è anzitutto la tenuta dell’economia nei primi sei mesi dell’anno, con un impatto del conflitto in Medio Oriente «meno marcato di quanto atteso in giugno, con effetti di trascinamento positivi anche per il 2027». Hanno contribuito anche «un andamento favorevole degli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo». Ma un ruolo di primo piano lo giocano le scelte di bilancio dell’esecutivo. Per il 2027, scrive Bankitalia, «alla revisione positiva contribuirebbero inoltre le maggiori spese per la difesa e la sicurezza energetica previste nel Dpfp 2026». Nella nota sulle proiezioni il concetto è ribadito in modo esplicito: «Le misure di spesa per la difesa e l’energia programmate dal Governo contribuirebbero a sostenere l’attività economica nel prossimo biennio». Solo nel 2028, precisa Via Nazionale, «l’impulso derivante da tali misure sarebbe più che compensato dagli effetti dei maggiori tassi di interesse». Nel secondo trimestre, intanto, il Pil è salito dello 0,2%, dopo lo 0,3% dei tre mesi precedenti, sostenuto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, in particolare in opere pubbliche e beni immateriali, la cui incidenza sul prodotto è salita al 3,4%. Nei mesi estivi l’attività avrebbe rallentato lievemente, sorretta però dai cantieri del Pnrr, dagli investimenti nella difesa e nella transizione e dalla ripresa di alcuni comparti dell’industria tedesca strettamente legati alla manifattura italiana. Nel breve termine il rincaro dell’energia comprimerebbe la domanda interna, ma per Bankitalia «l’attività economica tornerebbe a rafforzarsi nella seconda metà del 2027, in concomitanza con la progressiva attenuazione delle pressioni inflazionistiche».
Lavoro, l’occupazione continua a crescere
«Le condizioni del mercato del lavoro si sono mantenute nel complesso favorevoli», scrive Via Nazionale. Nel secondo trimestre il numero di occupati ha continuato a salire, soprattutto nei servizi privati, nel commercio, nel turismo e nelle attività finanziarie e assicurative. La crescita ha riguardato sia il lavoro dipendente sia quello autonomo, che «ha ormai pienamente recuperato la riduzione del periodo della pandemia», mentre le ore di cassa integrazione autorizzate in primavera sono calate del 10% su base annua. Il lieve rialzo della disoccupazione, salita al 6,1% nel bimestre luglio-agosto dal 5,8% dei due mesi precedenti, è legato all’aumento della partecipazione, cresciuta anche tra gli over 50 per effetto delle riforme pensionistiche. Le prospettive restano positive: «Prosegue la crescita dell’occupazione e il tasso di disoccupazione si mantiene pressoché stabile lungo l’orizzonte previsivo, attorno al 6 per cento».
Gli scenari: tutto dipende dal prezzo del greggio
Su queste stime, avverte Via Nazionale, «l’incertezza che circonda le proiezioni resta elevata», perché l’andamento dell’economia dipenderà in larga misura dal conflitto in Medio Oriente e dai suoi riflessi sulle materie prime. Per questo Bankitalia ha simulato scenari alternativi, costruiti con la stessa metodologia della Bce. In quello severo, che «presuppone rincari particolarmente marcati delle materie prime», il petrolio salirebbe nel 2027 di oltre 50 dollari al barile rispetto allo scenario di base, fino a circa 140 dollari, e il gas arriverebbe quasi a raddoppiare, oltre i 120 euro a megawattora. In questo caso il Pil perderebbe un punto pieno nel 2027, scivolando in lieve contrazione, mentre l’inflazione salirebbe di 2,5 punti, vicino al 5%. Nel triennio la crescita cumulata sarebbe inferiore di quasi 2 punti e l’inflazione più alta di oltre 3. In uno scenario avverso ma meno estremo, gli effetti sarebbero analoghi ma più contenuti, con 0,3 punti di crescita in meno sia nel 2027 sia nel 2028. Il quadro, però, può girare anche in meglio. Se i prezzi dell’energia scendessero più rapidamente, come accadrebbe con una risoluzione del conflitto, la crescita guadagnerebbe 0,2 punti sia nel 2027 sia nel 2028, portandosi allo 0,9% e all’1%, mentre l’inflazione scenderebbe sotto il 2% già il prossimo anno. Restano sullo sfondo gli altri due rischi segnalati da Bankitalia, cioè nuovi rialzi dei rendimenti a lungo termine sui mercati globali e possibili correzioni delle Borse «connesse con un possibile rallentamento degli investimenti legati all’intelligenza artificiale».
