La cessione di BdM Banca, l'ex Popolare di Bari risanata dopo il salvataggio pubblico, entra in una fase decisiva e mette in luce il lavoro svolto negli ultimi anni dall'ad della controllante Invimit, Bernardo Mattarella (in foto), protagonista della normalizzazione dell'istituto e oggi chiamato a chiudere il cerchio con una privatizzazione che consenta allo Stato di recuperare l'investimento. Il percorso costruito sotto la sua regia ha trasformato una banca sull'orlo del default in un asset appetibile per il mercato, ma i potenziali acquirenti guardano con attenzione ai fondamentali e non disdegnerebbero un ulteriore rafforzamento patrimoniale prima della cessione.
I risultati del risanamento sono evidenti nei numeri del 2025. L'istituto ha chiuso l'anno con un utile di 31,83 milioni di euro, in crescita del 42,1%, grazie soprattutto al forte incremento delle commissioni, salite del 15,8% e capaci di spingere i ricavi a 361,25 milioni (+5,6%). È il segnale di una banca tornata a fare credito e servizi, con una struttura operativa più solida e una redditività finalmente positiva dopo anni difficili. Il miglioramento è frutto di una strategia precisa, costruita negli anni in cui Mattarella guidava Mediocredito Centrale e supervisionava il salvataggio della banca pugliese. Il de-risking, la pulizia dei bilanci (circa 2 miliardi di Npl trafseriti ad Amco), la ricostruzione dei rapporti con le istituzioni europee e la progressiva normalizzazione della gestione hanno restituito credibilità a BdM, trasformandola da problema politico a strumento industriale per il Mezzogiorno.
Tuttavia, chi osserva il dossier con interesse evidenzia come i fondamentali non siano ancora pienamente allineati agli standard del settore. Il cost/income è sceso al 68,9%, ma è ancora elevato per una banca commerciale, mentre il Roe si è fermato al 5,7%, lontano dalla media italiana che oscilla tra il 12 e il 15%. Sul dossier si sono già mossi i primi interessati. Credem ha presentato una manifestazione di interesse preliminare per valutare l'operazione e studiare i conti della banca, confermando l'attenzione verso una crescita per linee esterne coerente con la propria strategia di sviluppo nel Mezzogiorno. Anche il gruppo Iccrea segue da tempo la partita e resta alla finestra con grande prudenza, mantenendo un profilo molto coperto. Sullo sfondo rimane inoltre Crédit Agricole Italia il cui ad Hugues Brasseur ha bollato come «prematura» l'ipotesi di un interesamento.
Il vero nodo, tuttavia, resta il prezzo.
Ceduta a patrimonio (circa 600 milioni), BdM farebbe recuperare a Mcc i 430 milioni investiti. A patrimonio netto l'incasso si dimezzerebbe anche se occorre comunque attendere il closing per la cessione della controllata Cr Orvieto a Banca del Fucino.