In mezzo a tanto rumore e alle barricate di alcuni soci tedeschi, il vero messaggio dell'assemblea degli azionisti di Commerzbank a Unicredit è questo: «Siamo pronti a trattare». Tra le righe della solita retorica bellicosa, la ceo dell'istituto di Francoforte Bettina Orlopp ieri si è detta disponibile al dialogo con l'istituto italiano che ha in corso un'offerta pubblica d'acquisto su Commerz che terminerà il 16 giugno: a condizione che ci sia «il chiaro intento di offrire ai nostri azionisti un premio interessante e un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business e della nostra strategia di innovazione», ha aggiunto la banchiera tedesca, «in tal caso, siamo pronti a sederci al tavolo delle trattative in qualsiasi momento».
Parole che mettono per la prima volta sul tavolo due punti tangibili: l'offerta di Unicredit deve essere più alta di così e alcuni pilastri del modello di business attuale non devono essere toccati. Può sembrare poco, ma è già qualcosa per il ceo della banca italiana, Andrea Orcel, che a suon di derivati e pacchetti azionari - considerando anche il buyback - avrebbe un'esposizione già oltre il 40,6% del capitale.
In questa fase di tatticismo estremo, la scelta di non presentarsi all'assemblea di Unicredit acquisisce un senso: in primis, non si dà agli oppositori strumenti per sostenere che gli italiani abbiano già un'influenza determinante sull'assemblea di Commerzbank, con il rischio che le autorità le impongano già da ora di consolidare l'istituto come se lo possedesse al 100%. Secondariamente, i rappresentanti di Unicredit avrebbero dovuto misurarsi con un clima ostile: oltre mille soci ieri erano presenti al RheinMain Congress Center di Wiesbaden, vicino a Francoforte. Alcuni indossavano una felpa con la scritta «We own yellow», riferita al colore sociale di Commerzbank, per testimoniare lo stretto legame con l'istituto. Non mancavano anche i cartelli con la scritta «Unicredit go away» per invitare Orcel a rinunciare ai suoi piani di conquista. Il sindacalista Dirk Mumot, intervenendo all'assemblea dove ha partecipato il 41,8% del capitale per un ok ampio su dividendi e buyback, si è rivolto a Orcel in italiano: «Il personale della Commerzbank non vi vuole. La politica tedesca non vi vuole. I nostri clienti non vi vogliono. Quando lo capirai?». Il fatto è che il banchiere romano potrebbe già ora essere oltre l'obiettivo minimo del 30%: a fronte di adesioni allo 0,02% e una quota realmente posseduta al 26,7%, varcherebbe facilmente la soglia convertendo il 3,22% di derivati. Sta di fatto che a Francoforte regna un clima velenoso rispetto allo scalatore italiano: a farne le spese anche l'ex ad di Commerz, Manfred Knof, che «ha violato i suoi doveri», ha detto il presidente tedesco Jens Weidmann, perché «non ha riferito al consiglio di amministrazione del suo incontro con Andrea Orcel» nel 2024.
Motivo per cui «il consiglio di sorveglianza ha stabilito la riduzione della retribuzione variabile di Knof per l'esercizio 2024» del 30%. Scatenata pure Orlopp che denuncia «la perdita di un miliardo di ricavi» riconducibile al piano di Unicredit, definito «vago e pieno di rischi». Per questo ha invitato i soci a «non accettare l'offerta».