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La sorella di El Koudri: "Non riconosco quell'uomo nel video: mio fratello non era così"

La donna rompe il silenzio dopo la strage di via Emilia: “Eravamo una famiglia normale. Quel post contro Ferragni avrebbe dovuto farmi capire che qualcosa stava cambiando”

La sorella di El Koudri: "Non riconosco quell'uomo nel video: mio fratello non era così"
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Guarda e riguarda quelle immagini in loop, come se in esse potesse trovare una risposta. La folla travolta, i corpi a terra, una donna che perde un arto, i soccorritori che si precipitano. E poi lui, quell'uomo che scende dall'auto e fugge con un coltello stretto in pugno. “Mi ripeto ogni volta la stessa cosa: non può essere mio fratello”, dice al Corriere della Sera la sorella di Salim El Koudri, 33 anni, sposata e madre di una bambina, residente in un piccolo comune della provincia di Bologna.

Ha scelto di non rendere pubblico il proprio nome, ma ha voluto affidare la sua testimonianza all'avvocato Fausto Gianelli, il legale di fiducia che lei stessa ha contattato appena due giorni dopo i fatti. “Buonasera avvocato”, ha esordito con voce incerta al telefono. “Sono la sorella dell'uomo che si è lanciato con l'auto sulla folla in via Emilia”.

“Eravamo una famiglia perbene”

Cresciuta insieme a Salim prima a Seriate, poi a Ravarino, la donna descrive un fratello irriconoscibile rispetto a quello che ha vissuto accanto a lei per trentuno anni. Un ragazzo metodico, scrupoloso, sempre il migliore della classe. “Io me la cavavo a scuola, lui era il primo. Era preciso in tutto, rispettava le regole”.

Ora vuole incontrarlo in carcere, insieme ai genitori. Ma non sa se ne sarà capace. “Gli voglio bene, è sempre mio fratello. E però non so se riuscirò ad andare da lui. E se andassi, non saprei con che occhi guardarlo”. I genitori, racconta, sono distrutti. “Mia madre non smette di piangere. Mio padre è sommerso dal dolore e dalla vergogna”. Come riportato dal quotidiano di via Solferino, la famiglia ha espresso il desiderio di chiedere scusa alle vittime e ai loro cari: “Lo vogliamo noi, lo vogliono i miei genitori. Perché siamo persone per bene. E anche Salim lo era, fino a sabato scorso”.

Il segnale ignorato

La svolta era arrivata dopo la laurea, graduale e silenziosa. Salim si era chiuso in se stesso, frequentava poche persone, trascorreva le giornate isolato. In famiglia avevano attribuito quel ritiro alle difficoltà nel trovare un impiego all'altezza del suo percorso accademico. Un malessere comprensibile, pensavano. Niente che facesse presagire quello che sarebbe accaduto.

Poi era arrivato il video. Un post su Instagram in cui Salim attaccava con toni aggressivi Chiara Ferragni, accusandola di guadagnare denaro senza merito e rivolgendole insulti che la sorella definisce “palesemente misogini” senza esitazione. “Gli ho chiesto come gli venissero certe idee in testa. Dopo il mio rimprovero lo ha rimosso”. Un campanello d'allarme che, col senno di poi, avrebbe meritato ben altra attenzione.

“Io sono modenese”

Sulla questione delle origini marocchine - diventata nelle ore successive alla strage terreno di polemica politica - la sorella è lapidaria. “Io e Salim siamo nati in Italia e siamo cresciuti in Italia. Per me il Marocco è il posto dove abita mio nonno. Un luogo che, tra l'altro, non visitiamo più da qualche anno, nemmeno per le vacanze”.

Si definisce femminista. Non porta il velo, si veste come qualunque altra donna italiana, parla un arabo stentato e un italiano perfetto. “Sono italiana. Sono modenese.

Non sono un'immigrata da integrare, perché non sono mai stata immigrata. Semmai, oggi, sarei io ad avere enormi difficoltà a integrarmi in Marocco”. Una risposta che suona come un manifesto, pronunciata nel momento più buio della sua vita.

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