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Banche

I proxy bocciano Lovaglio. “No alle offerte di Mps”

Iss stronca anche la cedola da 4 miliardi: “Per gestire tre operazioni serve un cda unito”. Esclusiva a Credem per l’ex Pop Bari e a Desio per Orvieto

"Il Monte vale più di quei 30 miliardi"

Iss boccia su quasi tutta la linea il piano di Mps per sfuggire dall’abbraccio di Intesa Sanpaolo. Il proxy advisor, che ha il compito di indicare ai fondi di investimento cosa votare in vista dell’assemblea del 29 ottobre, ha raccomandato agli azionisti di non votare a favore delle offerte su Banca Generali e su Banco Bpm. Agli azionisti «viene chiesto di esprimersi su una visione strategica che prevede il raddoppio delle dimensioni della banca attraverso due operazioni, mentre è ancora in corso l’integrazione di Mediobanca», cosa che aumenterebbe «il rischio di esecuzione». Un’operazione di questo tipo, continua Iss, «sarebbe gestita al meglio sotto la supervisione di un consiglio di amministrazione e di un team manageriale che operino in modo unitario, condizione che attualmente non sussiste».

Allo stesso modo, il proxy ha invitato a respingere la distribuzione del dividendo straordinario di 4 miliardi di euro, costituito da azioni Generali per un valore di 3 miliardi e da un miliardi in contanti.

I consulenti dei fondi - che hanno approvato gli altri punti all’ordine del giorno, come la fusione tra Mps e Mediobanca - ci tengono a sottolineare che la bocciatura del Piano Lovaglio non equivale a «un sostegno all’offerta ostile di Intesa Sanpaolo». Quest’ultima, infatti, «rappresenta semplicemente una possibile alternativa che gli azionisti dovrebbero considerare attentamente nel valutare le operazioni proposte, e non è priva di criticità». Mentre si attende anche il pronunciamento di Glass Lewis, è altrettanto chiaro che nell’attuale situazione Iss è solo una sottolineatura di una situazione già di per sé chiara. Infatti, dopo il rilancio di Intesa, tutti i grandi azionisti - Delfin, Caltagirone e Benetton - hanno promesso di votare contro Lovaglio in assemblea: un pacchetto di capitale che, insieme ad altri soci minori, supera il 33% e di fatto mette fuorigioco il piano Lovaglio a prescindere da Iss e mette in discesa anche l’Ops di Intesa quando partirà il periodo d’adesione previsto entro novembre. Quanto a Rocca Salimbeni, nel giorno successivo al cda di lunedì è intervenuto il presidente del Monte, Cesare Bisoni, che aveva detto di essere «fiducioso» sul piano del suo amministratore delegato. Quanto al comunicato, molto critico su prezzo e sinergie riguardo all’offerte di Intesa, il presidente ha detto che il board «non si è spaccato, ma si è espresso a maggioranza».

Sempre ieri, nel frattempo, si è consumato un colpo di scena con il Medio Credito Centrale che ha annunciato il suo responso sulle offerte pervenute per l’ex Popolare di Bari e per la Cassa di risparmio di Orvieto: per la prima, ha ottenuto l’esclusiva il Credem; mentre per la seconda l’ha spuntata il Banco Desio. Per entrambe le partite, a sorpresa Unicredit è rimasta fuori dai giochi.