Molto si deciderà nel board di Montepaschi in programma nella tarda mattinata di oggi. All'ordine del giorno ci sarà il regolamento messo a punto dal Comitato nomine di Mps per presentare la lista del cda con i candidati per il rinnovo dei vertici dell'istituto, in vista del voto dell'assemblea dei soci in calendario il 4 febbraio. Dalle deliberazioni del cda di oggi probabilmente discenderà la via da seguire per il nuovo gruppo Mps-Mediobanca.
Non sarà un consiglio d'amministrazione disteso, poiché di fatto ci sono due fronti di consiglieri schierati su posizioni differenti. Una ritiene che l'ad Luigi Lovaglio debba restare escluso dalla procedura di selezione dei candidati e dall'interlocuzione con gli azionisti, preservando la possibilità di votare solo a lavori sulla lista ultimati. Una scelta sostenuta per una questione di opportunità, dopo che Lovaglio è stato suo malgrado coinvolto nell'indagine della Procura di Milano sul presunto concerto nella scalata a Mediobanca. L'altro fronte, su spinta degli azionisti Delfin e Tesoro, vorrebbe invece includere il banchiere nelle procedure di selezione dei candidati e nel voto sulla lista, lasciando il processo di confronto con gli azionisti al presidente Nicola Maione. In ogni caso, qualsiasi sia la decisione che sarà presa nell'ambito del cda, nessun consigliere vuole che sembri una decisione ad personam. La sensazione, peraltro, è che il banchiere alla fine verrà incluso nella lista del cda di Montepaschi, anche nel momento in cui dovesse essere escluso dai lavori. Sul tavolo del consiglio di oggi peraltro finirà anche un'altra questione sulla quale si è incendiato lo scontro nei giorni scorsi che attiene allo stipendio del presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli. Sul tavolo del comitato remunerazione è arrivata la richiesta di fissare lo stipendio dell'ex ministro e manager di JPMorgan a 2 milioni di euro. Una cifra che da alcuni consiglieri sarebbe ritenuta troppo elevata rispetto alla media delle remunerazioni dei presidenti sul mercato, anche se certo l'alto profilo (peraltro motivo per il quale è stato scelto) di Grilli non può essere paragonato a quello di molti altri nel suo ruolo.
Se dovesse prevalere la linea più vicina a Lovaglio, quindi, si potrebbe ricavare anche una possibile direzione circa il futuro di Mediobanca e del nuovo piano industriale, questioni tuttavia che non verranno affrontate oggi. Il banchiere continua a ritenere (per meglio sprigionare le sinergie di costi e ricavi) che la soluzione ottimale per Piazzetta Cuccia sia quella del delisting e della fusione, mantenendo in vita il marchio Mediobanca per quanto riguarda la banca d'investimento e la gestione patrimoniale di alto profilo. Anche se, come emerge da uno studio di Deutsche Bank, le sinergie si potrebbero ottenere anche senza una fusione in quanto il successo dell'operazione non dipende dalla chiusura di filiali o da licenziamenti, ma da come si riusciranno a integrare al meglio le due culture aziendali.
In poche parole, da come si metteranno a terra le sinergie di ricavo e non tanto di costi.Intanto ieri il titolo di Mediobanca ha perso lo 0,9% sulle indiscrezioni legate all'ipotesi di un'azione di ripristino del flottante, portando il controllo di Monte Paschi fino al 51% dall'attuale 86,3 percento.