L’ingresso di tre figure di riconosciuto standing istituzionale nel cda di Fgc Spa segna un passaggio rilevante nella governance della holding non quotata che si colloca a monte del gruppo facente capo a Francesco Gaetano Caltagirone, in quanto detiene il 33,3% di Caltagirone spa. L’assemblea, riunitasi sotto la presidenza di Azzurra Caltagirone, ha deliberato l’ampliamento del board da tre a sei componenti, integrandolo con profili indipendenti di alto livello come Giovanni Tria, già ministro dell’Economia, Giuseppe Vegas, già ciceministro dell’Economia e presidente della Consob, e l’avvocato cassazionista Roberto Santi, esperto di diritto pubblico dell’economia e regolazione dei mercati.
La scelta di affidarsi a professionalità autorevoli, indipendenti e di lunga esperienza nei gangli istituzionali e regolatori è un rafforzamento della struttura di garanzia della holding, in una fase in cui il contesto resta complesso e particolarmente sensibile. I nuovi consiglieri, che affiancano Azzurra Caltagirone, Francesco Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso e resteranno in carica fino all’approvazione del bilancio 2027, compongono anche il comitato degli amministratori indipendenti, organismo chiamato a svolgere un ruolo centrale nelle valutazioni sulle partecipazioni strategiche del gruppo.
Con la costituzione di questo comitato, Fgc si è dotata di un presidio di assoluta terzietà, destinato - come già preannunciato nelle scorse settimane - a esprimere pareri sulle determinazioni di voto nelle assemblee di Banca Monte dei Paschi di Siena (di cui l’imprenditore romano ha il 10,2%) e Assicurazioni Generali (6,3%). Una decisione che la holding Caltagirone aveva motivato con l’esigenza di «evitare ogni possibile strumentalizzazione dannosa per la società rispetto alla gestione delle partecipazioni», accompagnata dalla rinuncia da parte di Francesco Gaetano Caltagirone ai poteri delegati per l’esecuzione del voto nelle due partecipate. Un passaggio che conferma la volontà di muoversi all’interno di un perimetro di assoluta correttezza formale e sostanziale, affidando le valutazioni a figure indipendenti e di riconosciuta credibilità.
Il rafforzamento della governance arriva mentre resta aperto il dossier dell’indagine avviata dalla Procura di Milano sull’operazione che ha portato Mps a ottenere il controllo di Mediobanca. Un’iniziativa giudiziaria che, nonostante la sua intempestività è ancora in fase preliminare, e che dovrà accertare se le operazioni siano state condotte nel pieno rispetto delle regole di mercato. Un intervento a gamba tesa che si innesta in un contesto nel quale, va ricordato, la Consob non aveva sollevato rilievi. Una circostanza che contribuisce a delineare un quadro nel quale la linea seguita dagli azionisti appare improntata alla massima trasparenza e collaborazione istituzionale, senza rinunciare a tutelare le proprie prerogative.
Sul fronte Monte dei Paschi, intanto, il consiglio di amministrazione ha rinviato al 28 gennaio l’approvazione del regolamento per il rinnovo delle cariche, prendendo tempo per «ulteriori approfondimenti» con l’obiettivo dichiarato di arrivare rapidamente a una chiara formalizzazione delle regole di governance.