In attesa dell’apertura del periodo di adesione dell’offerta di Intesa Sanpaolo, Mps ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 1,65 miliardi di euro, in crescita del 21,2% sullo stesso periodo del 2025. Nel solo terzo trimestre, il risultato è stato di 543 milioni (+14,6%). Sono numeri oltre le attese, con un’aspettativa sull’utile ante imposte di fine anno rivista al rialzo a 3,7 miliardi.
L’ad Luigi Lovaglio, bocciato dall’assemblea sul suo piano anti-Intesa Sanpaolo, ha archiviato la sconfitta: «Rispettiamo pienamente la decisione» dei soci e affermato che la valutazione dell’Opas di Intesa arriverà entro novembre. Poi ha inviato un messaggio a Ca’ de Sass: secondo il banchiere lucano, questa trimestrale «rafforza il percorso di redditività del gruppo e offre una maggiore visibilità sul valore che questa realtà è in grado di generare nel tempo». Ieri in Piazza Affari il titolo di Mps è calato (meno di altri del settore) dello 0,58% a 11,24 euro.
I conti hanno beneficiato
di una crescita del margine d’interesse del 3% a 3,2 miliardi, ma anche delle commissioni a 1,88 miliardi. Buona spinta anche dai dividendi a quota 529 milioni per merito della partecipazione in Generali detenuta attraverso Mediobanca. Proprio su Piazzetta Cuccia, Lovaglio gongola per i risultati pubblicati il giorno prima che hanno visto utili per 1,1 miliardi nei nove mesi: «I risultati testimoniano la qualità di quella rete e il valore di questa combinazione». Nel frattempo, Lovaglio sembra prefigurare un aumento dei costi di raccolta per le banche: «Dalla seconda metà dell’anno la concorrenza è aumentata da parte di tutti i concorrenti che stanno offrendo prezzi competitivi e anche noi dobbiamo farlo», afferma riguardo ai depositi.
Intanto, per Intesa Sanpaolo si sarebbe conclusa la prima parte della valutazione Antitrust, che fungerà da base per la fase delle audizioni con il responso finale dell’authority atteso entro inizio dicembre. Tra le prime prescrizioni sarebbe emersa la richiesta di cedere un nuovo pacchetto di filiali (si parla di poche decine) a un terzo
attore rispetto a Unipol (potrebbe farsi avanti Unicredit). Ieri però sono emersi nuovi dettagli delle richieste del garante, come l’istituzione di un monitoring trustee. Si tratta di un soggetto terzo, scelto d’intesa con la banca e l’autorità, con il compito di vigilare affinché a Intesa Sanpaolo non arrivino informazioni sulle delibere prese dal Cda di Trieste e sensibili a tematiche di concorrenza. A scalata di Mps conclusa, Ca’ de Sass sarebbe primo socio delle Generali ma anche suo concorrente nel settore assicurativo. E, anche al fine di allargare il beneficio del danish compromise alla quota di Generali, Intesa chiederà di avere più di un consigliere nel board scegliendo tuttavia tra figure con requisiti di indipendenza. La presenza di consiglieri espressione di Intesa preoccupa comunque Generali. La quale ha scritto a Bruxelles per segnalare la delicatezza della situazione e avere garanzie.
