Prima presa di posizione di peso per la lista del cda di Mps, che indica come amminsitratore delegato Fabrizio Palermo. Il proxy advisor Iss, un punto di riferimento per i fondi d’investimento che voteranno nell’assemblea del 15 aprile, suggerisce di votare la lista del board. «Pur riconoscendo i meriti della lista», il proxy non consiglia di votare per i candidati di Plt Holding (la lista che propone il ceo Luigi Lovaglio e il presidente Cesare Bisoni) che spinge «un completo rinnovamento del consiglio in questa fase, unitamente alla reintegrazione dell'amministratore delegato uscente». Una proposta «non sufficientemente convincente in questo momento».
Ieri tuttavia è stata anche la giornata dei veleni sulla presunta mancanza dei requisiti di Palermo, candidato a prendere le redini. Ha fatto scalpore una illazione diffusa da Reuters, che cita una fonte anonima: in essa si spiega che la Banca centrale europea, responsabile della vigilanza bancaria, avrebbe espresso delle riserve sull’idoneità di Palermo a prendere le redini di una banca. Una posizione quanto meno controversa, dal momento che l’attuale amministratore delegato di Acea ha guidato per un trienno la Cassa depositi e prestiti. Proprio su questo punto, almeno sostiene la fonte anonima di Reuters, i tecnici di Francoforte avrebbero arricciato il naso poiché la Cdp non ha una licenza bancaria, pur essendo sottoposta in parte alla Vigilanza di Bankitalia, e quindi la guida di quell’istituto non sarebbe annoverabile a soddisfare i requisiti richiesti. A stretto giro, nel corso del pomeriggio, è uscito un articolo del Financial Times, il quale cita una lettera del 6 marzo in cui la vigilanza invitava il consiglio a prendere decisioni nell’interesse della banca e non «di un singolo azionista». Acqua fresca, verrebbe da dire, che nulla incide sui requisiti di Palermo. In realtà, al momento non risulta al Giornale che la Bce abbia preso alcuna posizione su Palermo. Peraltro, esaminando la normativa valida per l’Italia, si capisce che la Bce non può avere assunto alcuna posizione su nessun candidato dal momento che nel nostro Paese la «valutazione fit and proper» avviene solo dopo la nomina da parte dell’assemblea degli azionisti e del cda dell’ad. Ma anche qualora la vigilanza bancaria dovesse esprimere delle riserve, è difficile che l’istituto possa prendere posizioni di opposizione assoluta rispetto al candidato eletto dall’assemblea. «Di fronte a qualsiasi preoccupazione sull’idoneità e la correttezza di un membro del consiglio», si legge su un documento consultabile della vigilanza, Bce può emettere una decisione con «disposizioni accessorie» allegate. «Queste sono condizioni, obblighi o raccomandazioni che i nominati devono rispettare per affrontare tali preoccupazioni.
Quando la Bce individua un bisogno rilevante – ad esempio una lacuna in un determinato ambito di conoscenza bancaria – può imporre al membro del consiglio di completare una formazione ulteriore». Se quindi Palermo fosse giudicato, ex post la nomina e quindi dopo al 15 aprile, carente in alcune competenze, la risposta più probabile della vigilanza sarebbe una richiesta di formazione aggiuntiva. Lo stop a una nomina sarebbe da riferirsi solo ai casi più gravi come precedenti penali. Tutti aspetti che tuttavia sarebbero emersi sia nella fase di interlocuzioni preliminari con la vigilanza, sia nel lungo processo di selezione con gli advisor. Secondo un’anticipazione dell’Adnkronos, inoltre, secondo diverse fonti «l’esperienza maturata da Palermo alla guida di Cdp - tra il 2018 e il 2021- dotata di contenuti gestionali, di complessità operative e responsabilità pienamente comparabili a quelle richieste per la guida di una banca sistemica».
A poco più di due settimane dalla resa dei conti in assemblea, quindi, la guerra anche comunicativa dei due schieramenti quello della lista del cda e della lista del ceo uscente Luigi Lovaglio - è entrata pienamente nel vivo.