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Yapa, da Milano ad Antiparos

Il ristorante guidato dallo chef Matteo Pancetti apre una sede estiva nell’isola delle Cicladi scegliendo uno spazio che porta con sé una memoria precisa: l’ex Museo del Folklore dell’isola. Nel menu ci sono alcuni piatti simbolo del ristorante meneghino — come il Ceviche Yapa e il Jamón de Tuna — riletti attraverso ingredienti e abitudini dell’arcipelago

Yapa, da Milano ad Antiparos
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“Yapa” in dialetto quechua indica qualcosa che si aggiunge: un gesto inatteso, un dettaglio fuori programma. Un’idea che il ristorante milanese ha trasformato in identità, costruendo negli anni una cucina che mescola suggestioni latinoamericane, mediterranee e asiatiche senza irrigidirsi in una formula precisa. Ora quel percorso si sposta temporaneamente nelle Cicladi con l’apertura di Yapa Antiparos, al debutto il 27 maggio sull’isola greca.

Dopo cinque anni di attività a Milano, il progetto guidato dallo chef Matteo Pancetti apre così una sede stagionale ad Antiparos, scegliendo uno spazio che porta con sé una memoria precisa: l’ex Museo del Folklore dell’isola. Il progetto nasce insieme ai partner locali Anastasia Tsoureka Saracaki di Louisaworld SA e Thanasis Panourias, proprietario del locale Bardot.

L’intervento architettonico conserva la struttura originaria lavorando soprattutto sui materiali e sulle superfici. Pietra, legno e paglia dialogano con un’estetica essenziale, fatta di geometrie asciutte e tonalità neutre. Più che inseguire l’idea del ristorante- vetrina, Yapa sembra cercare una continuità con il paesaggio di Antiparos, evitando eccessi decorativi e lasciando spazio alla natura circostante.

Anche il menu segue questa linea. Nei mesi precedenti all’apertura il team ha lavorato tra Paros e Antiparos entrando in contatto con pescatori, allevatori e piccoli produttori locali. Il risultato è una proposta che mantiene alcuni piatti simbolo del ristorante milanese — come il Ceviche Yapa e il Jamón de Tuna — ma li rilegge attraverso ingredienti e abitudini dell’arcipelago.

Entrano così in cucina l’olio d’oliva di Paros, i formaggi dell’isola, l’agnello locale, il pesce pescato quotidianamente e una serie di erbe aromatiche mediterranee che modificano il profilo dei piatti senza stravolgerne il linguaggio. La direzione rimane quella già nota a Milano: contaminazione controllata, tecnica contemporanea e una certa attenzione alla leggerezza.

C’è poi il riferimento diretto allo street food greco, che emerge in preparazioni come il Gyros Tartare, dove la struttura del classico gyros viene trasformata in una tartare di manzo servita con pita calda, tzatziki e salsa piccante. Un piatto che sintetizza abbastanza bene l’approccio di Yapa: prendere codici riconoscibili e spostarli altrove senza cancellarne del tutto l’origine.

Parte delle verdure utilizzate arriva inoltre da un piccolo orto coltivato direttamente dal team, con pomodori, zucchine, cetrioli, peperoni e varietà di basilico adattate al clima dell’isola. Una scelta che segue una tendenza ormai diffusa nella ristorazione contemporanea, ma che qui sembra avere soprattutto una funzione pratica: lavorare con prodotti disponibili sul posto e ridurre la distanza tra cucina e territorio.

Anche i dessert restano dentro questo dialogo tra Grecia e impostazione internazionale. Una torta basca al cioccolato di carruba viene servita con un gelato ispirato al caffè freddo greco, mentre una crema catalana alle mandorle incorpora richiami all’halva.

Sul fronte beverage, il bar manager Matias Sarli ha sviluppato cocktail costruiti attorno alle botaniche spontanee dell’isola: timo, ginepro fenicio, lentisco, fichi e ulivi selvatici.

Più che effetti speciali, la ricerca sembra concentrarsi sugli aromi secchi e vegetali tipici del paesaggio cicladico.

Yapa Antiparos resterà aperto fino al 31 agosto con servizio esclusivamente serale: due turni cena e, a seguire, cocktail bar notturno.

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