Il consiglio d’amministrazione di Mps ha diramato un comunicato nella serata di ieri sera, in risposta al rilancio di Intesa Sanpaolo che ha incassato il sostegno dei grandi soci di Siena. Nel lungo comunicato, il gruppo bancario guidato da Luigi Lovaglio ha confermato il proprio piano - che prevede la doppia offerta su Banca Generali e Banco Bpm - definito come l’unico in grado di garantire l’integrità dell’istituto. Il cda di Rocca Salimbeni ha evidenziato come l’offerta del gruppo guidato da Carlo Messina riconosce un premio, anche dopo il rilancio di 0,25 centesimi, «inferiore a quello mediamente osservato nelle offerte pubbliche volontarie comparabili» pari a «circa il 30%» (mentre la proposta di Intesa ha un premio del 15,3%). E non terrebbe conto del passaggio di controllo. Nella nota, vengono messe in dubbio anche le sinergie da 2,9 miliardi promesse da Intesa, ritenuti troppo elevate in considerazione del perimetro che rimarrebbe effettivamente in mano a Intesa (la metà delle filiali in seguito passerebbe a Unipol). Un altro affondo riguarda la partecipazione del 13,3% in Generali. Secondo Siena, «ogni valutazione sulle implicazioni dell’offerta di Intesa per Assicurazioni Generali dovrebbe considerare la presenza» di Ca’ de Sass «nei settori assicurativi, del risparmio gestito e del wealth management e le sovrapposizioni concorrenziali che ne possono derivare». Infine, Rocca Salimbeni accusa di costringerla a rinunciare al piano senza garantire sulla prosecuzione della sua offerta se alcuni punti (dal 3 al 5) dell’assemblea del 29 ottobre risultassero approvati.
Sull’altro binario, quello della scalata di Intesa a Rocca Salimbeni, Unipol ha già individuato 445 delle 635 filiali di Mps che le saranno cedute da Ca’ de Sass nel caso in cui l’Opas sul Monte andasse a segno. In attesa di finalizzare l’acquisizione, prevista entro la fine del 2027, i proventi dell’aumento da 2,5 miliardi «verranno investiti in strumenti finanziari, prontamente liquidabili» mentre qualora l’acquisizione non andasse a buon fine le risorse verranno utilizzate per «finalità diverse», con «possibili minori impatti positivi sulle prospettive reddituali» del gruppo bolognese. Sono indicazioni che emergono dal prospetto dell’aumento di capitale del gruppo presieduto da Carlo Cimbri, in cui si evidenzia che i soci che decidessero di non aderire alla ricapitalizzazione subiranno, in caso di tutto esaurito, una diluizione di circa il 14,49%. L’esborso massimo per gli azionisti può arrivare a 3,5 miliardi. Oggi intanto il Medio Credito Centrale potrebbe decidere chi è il vincitore per l’acquisizione di Banca del Mezzogiorno, l’ex Popolare di Bari. Potrebbe esserci l’annuncio anche per la Cassa di Orvieto. In pole position per la prima ci sono Credem e Iccrea; sulla seconda Unicredit.
