Una nuova tassa sugli extraprofitti delle banche? «Sento citare i 20 miliardi di utili come slogan su cui si è costruita la manovra finanziaria dell'anno scorso. La presidente del Consiglio, non è un mistero, mi chiamò e concordammo per una operazione che definisco amichevole. Quello era l'accordo per un certo numero di anni e di certo non bisogna ridiscuterne ogni anno». Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel corso della conferenza stampa sull'Opas lanciata sul Monte dei Paschi si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Nel mirino non è finita Giorgia Meloni, anzi. Messina è sempre stato molto generoso, anche nelle dichiarazioni pubbliche, nei suoi confronti e nei confronti del Mef per la gestione dei conti pubblici. Il problema riguarda, piuttosto, l'ultima dichiarazione di Matteo Salvini che pochi giorni fa, alla vigilia della scadenza della proroga del taglio delle accise (poi allungato al 4 luglio grazie all'extragettito Iva), ha rilanciato l'idea di colpire gli extraprofitti delle banche. Il leader della Lega ha citato esplicitamente Intesa e Unicredit e chiedendo agli istituti «che stanno facendo guadagni e profitti senza precedenti un contributo alla crescita economica del Paese». Dichiarazioni non in sintonia con il fair play che la presidente del Consiglio ha sempre usato, anche quando l'anno scorso aveva detto di aspettarsi che il sistema finanziario desse «una mano» a far quadrare i conti dell'Italia.
Messina ha inoltre ricordato che il debito pubblico italiano è «finanziato principalmente dalle banche e dalle assicurazioni. Spero che non sia così, ma se dovessimo entrare in un contesto molto più complesso il finanziamento del debito pubblico rimarrà un tema strategico e trovare le controparti che lo finanziano comporterà tenersi le banche molto, molto vicine. E quindi questo è un punto molto importante», ha sottolineato il ceo di Intesa. Che nel primo trimestre ha anche erogato 13 miliardi a famiglie e imprese in Italia, e 22 miliardi complessivamente a livello di gruppo. Con l'operazione lanciata sul Monte dei Paschi di Siena, inoltre, «porteremo all'interno del nostro gruppo anche tutti i titoli di Stato che sono dentro Mps. Si tratta di un vantaggio per la stabilità del sistema. Si continuerà a sostenere il debito pubblico italiano con la certezza che venga fatto da un soggetto italiano», ha aggiunto.
Insomma, il messaggio è chiaro: banche e assicurazioni hanno avuto, hanno e avranno un ruolo fondamentale per la tenuta dei conti pubblici.
Sarebbe bene non dimenticarlo, ha lasciato intendere Messina, che ha poi ribadito che l'impatto del conto tra il dare e l'avere è ancora oggi a svantaggio delle banche e che serve fare sistema senza lasciare spazio al populismo. Ricordando che anche le garanzie statali concesse agli istituti durante il Covid non sono state un regalo al sistema bancario. Tutt'altro. «Il sostegno è stato dato alle imprese in difficoltà», ha precisato.
Anche in presenza della garanzia pubblica, restava necessaria l'istruttoria bancaria e per la maggior parte dei prestiti era inevitabile una valutazione preventiva della pratica. Altrimenti sarebbe scattata l'«abusiva concessione del credito».