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Banche

Turismo, Bankitalia: spesa degli stranieri +4,4% nonostante la guerra

Olimpiadi invernali e arrivi da Europa e Nord America sostengono il settore, che vale il 38% dell’export di servizi. Fermi i pernottamenti dei residenti

Panetta alla Bce: “Integrare la politica monetaria con le prospettive dell’economia reale”

Il conflitto in Medio Oriente non ha fermato il turismo internazionale in Italia. È quanto emerge da un approfondimento del Bollettino economico di ottobre della Banca d’Italia guidata da Fabio Panetta, secondo cui nel primo semestre la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese è cresciuta del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato ottenuto anche «grazie agli arrivi in occasione dei Giochi olimpici invernali»: la spesa riconducibile ai visitatori arrivati per assistere alle gare di Milano-Cortina vale, secondo le stime di Via Nazionale, circa 0,4 miliardi di euro. A marzo, con l’avvio delle ostilità, si è registrata una modesta flessione, ma le entrate turistiche «sono tornate rapidamente a salire». Non a caso il turismo figura tra i fattori che hanno spinto Bankitalia a rivedere al rialzo le stime di crescita del Pil per quest’anno, portate allo 0,9%.

Un avanzo che dura dal 1947

Il settore pesa sui conti con l’estero come nessun altro comparto dei servizi. Il turismo, ricorda il Bollettino, è «la principale voce delle esportazioni italiane di servizi», delle quali nel 2025 rappresentava il 38% a prezzi correnti, e «costituisce inoltre l’unica componente dei servizi a generare strutturalmente un avanzo con l’estero ampio e persistente», pari a circa l’1% del Pil. L’unico altro comparto del terziario con un surplus significativo, quello dei servizi di lavorazione per conto terzi, si ferma allo 0,2%. Il confronto europeo vede l’Italia dietro alla Spagna, dove il saldo della voce viaggi vale il 4,2% del Pil, ma davanti alla Francia, ferma allo 0,7%, e soprattutto alla Germania, in rosso per l’1,7%. Un primato di lungo corso: in Italia, sottolinea Via Nazionale, «la voce è in avanzo dal 1947».

Perché la guerra ha pesato poco

Secondo Bankitalia, l’impatto della crisi mediorientale sui flussi turistici è stato attenuato soprattutto da tre fattori. Il primo è che «il rialzo delle tariffe aeree è stato contenuto, nonostante i rincari dei prodotti energetici». Il secondo è la tenuta dei mercati principali: gli arrivi dall’Europa, a cui sono riconducibili i due terzi delle entrate, e quelli dal Nord America non hanno risentito sensibilmente del conflitto, «a causa della distanza dell’Italia dalle aree coinvolte». I dati di telefonia mobile mostrano che il calo delle presenze di europei e nordamericani all’avvio delle ostilità «è stato modesto, mentre il successivo recupero è risultato rapido e deciso». Il terzo fattore è il peso limitato dei visitatori che arrivano dal Medio Oriente o transitano per gli hub aeroportuali della regione: nel 2025 i viaggiatori mediorientali valevano il 2,5% degli introiti turistici, quelli dal resto dell’Asia il 6,4% e quelli dall’Oceania il 2,4%.

L’estate conferma la crescita

La buona tenuta è proseguita nei mesi estivi, i più importanti per il settore: gli introiti di luglio-settembre rappresentano circa il 38% del totale annuo. I dati di telefonia mobile suggeriscono un incremento delle presenze straniere anche nel terzo trimestre e, «sulla base di un ampio insieme di indicatori, il quadro del settore dell’accoglienza nei mesi estivi risulterebbe complessivamente positivo». Le stime di Via Nazionale, che incrociano pernottamenti, traffico aereo e autostradale, indicazioni sui consumi di Confcommercio e fiducia delle imprese, indicano che la spesa per alloggio e ristorazione, principale componente della spesa turistica, sarebbe leggermente aumentata, contribuendo a sostenere il Pil nel terzo trimestre. Il turismo ha sostenuto anche l’occupazione, cresciuta nel secondo trimestre soprattutto nei servizi, mentre a settembre le attese di nuovi ordini rilevate dall’Istat sono ancora salite per le attività legate a turismo e logistica.

Il nodo del turismo domestico

C’è però un’ombra nel quadro. Mentre la spesa degli italiani per viaggi all’estero è cresciuta dell’1% nei primi sette mesi, non si è osservata alcuna crescita del turismo interno: secondo l’indagine dell’Istat sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi, nei primi otto mesi i pernottamenti dei residenti sono rimasti sostanzialmente stazionari. Un andamento coerente con la prudenza delle famiglie, alle prese con il caro energia e con un reddito reale in calo. La conclusione di Bankitalia è netta: «L’espansione del comparto sarebbe quindi stata sostenuta interamente dai viaggiatori stranieri».

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