Nuova trimestrale, vecchia musica per i conti di Unicredit. Il metodo del ceo Andrea Orcel (in foto) funziona ancora: esplodono i ricavi da dividendi, crescita delle commissioni, maxi proventi da negoziazione di titoli. Anche se il business caratteristico, ovvero quello legato ai prestiti, è in lieve flessione (il margine d'interesse si è attestato a 3,58 miliardi) nonostante l'aumento degli impieghi. Il tutto si traduce in ricavi per 6,9 miliardi e un utile netto nei primi tre mesi dell'anno di 3,2 miliardi di euro, con una crescita del 16,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. «Il miglior trimestre di sempre», esulta la banca mentre il titolo festeggia in Borsa (+5,8%). Andando più nel dettaglio, l'incasso da cedole è stato di 408 milioni ed è più che triplicato rispetto a un anno fa. Unicredit del resto ha costruito un castello di partecipazioni che sta rendendo bene: una quota del 26,7% in Commerz, ma anche - tra le altre - l'8,7% delle Generali. Proprio sulla compagnia assicurativa, il ceo Orcel ieri ha detto che «è un investimento finanziario» ed è anche «un partner che abbiamo da tempo», con il quale ha senso ampliare la collaborazione sia nell'assicurativo sia sul risparmio gestito. Riguardo al risiko, il banchiere romano ha detto «siamo osservatori» e, qualora ci fossero occasioni, l'istituto parteciperebbe alle «condizioni giuste». Proprio sul fronte acquisizioni, ieri la BaFin (la Consob tedesca) ha validato il documento della proposta dando il via all'Offerta pubblica di acquisto su Commerzbank, con un periodo di adesione fino al 16 giugno. Orcel ha ostentato fiducia riguardo alle nozze: «Ci vuole tempo», ma «siamo molto fiduciosi che alla fine si farà, probabilmente non con questa offerta ma nel futuro più o meno lontano». Il gruppo per ora punta a superare il 30% senza arrivare al controllo, ma liberandosi dell'incombenza di dover limare la quota sotto la soglia d'Opa. Unicredit nel frattempo ha tolto molto spazio anche a un potenziale cavallo bianco: dal momento che, a fianco del 26,77% di capitale già in pugno, c'è un pacchetto del 3,22% di azioni legato a uno strumento derivato. A questo, come emerge dal documento d'offerta, si è aggiunto un ulteriore pacchetto del 5,56% frutto di un derivato regolabile in contanti stipulato tempo fa con Nomura. L'offerta - con Unicredit che mette sul piatto 0,485 sue azioni per una di Commerzbank - al momento riflette uno sconto dell'8,7% sui corsi di Borsa attuali.
Ritornando, però, alla trimestrale, si osserva come la macchina delle commissioni abbia fruttato 2,43 miliardi (+4,5%), in un comparto dove Unicredit sta riportando all'interno le case prodotto, come ha fatto nel settore assicurativo con il riscatto delle joint venture con CNP Assurances e Allianz. A chiudere il quadro, c'è il robusto apporto della compravendita di strumenti finanziari (476 milioni).
«Puntavamo a fare circa 11 miliardi quest'anno, abbiamo aumentato questa ambizione ad almeno 11 miliardi perché il primo trimestre è sostanzialmente sopra il trend e abbiamo fiducia nelle nostre persone e nelle linee di difesa a disposizione», ha detto l'amministratore delegato. Infine, prosegue la demolizione della controllata russa, i cui ricavi trimestrali, di 232 milioni, sono in calo del 40,7% su un anno fa. L'obiettivo è pressoché azzerare Mosca entro l'anno.